Cultura

La clessidra capovolta. Cristina Campo

VEDI I VIDEO “Ora che capovolta è la clessidra , “E’ rimasta laggiù, calda, la vita” , “Amore, oggi il tuo nome” , “La Tigre Assenza” , “Moriremo lontani” Firenze, 10 gennaio 2018 – Ricordando che il 10 gennaio 1977 Cristina Campo (all’anagrafe Vittoria Guerrini) moriva a Roma. Ancora il tema mortuario, in “Ora che capovolta la clessidra”. La vita, […]

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VEDI I VIDEO “Ora che capovolta è la clessidra , “E’ rimasta laggiù, calda, la vita” , “Amore, oggi il tuo nome” , “La Tigre Assenza” , “Moriremo lontani”

Firenze, 10 gennaio 2018Ricordando che il 10 gennaio 1977 Cristina Campo (all’anagrafe Vittoria Guerrini) moriva a Roma.

Ancora il tema mortuario, in “Ora che capovolta la clessidra”. La vita, la morte, i morti, i vivi… A proposito dei morti Cristina Campo dichiarava in una delle sue splendide lettere a Leone Traverso, per la precisione quella datata 25 gennaio 1957: “Io non prego mai per i morti, io prego i morti. L’infinita sapienza e clemenza dei loro volti – come si può pensare che abbiano ancora bisogno di noi? –. Ad ogni amico che se ne va io racconto di un amico che resta; a quella infinita cortesia senza rughe ricordo un volto di quaggiù, torturato, oscillante”.

Perfino un semplice estratto epistolare, soltanto tematicamente chiamato in causa e per di più in maniera del tutto episodica a commento di una sola poesia, testimonia – io credo – del valore artistico e intellettuale di una poetessa come Cristina Campo: della profondità del suo pensiero e della qualità della sua scrittura. Una poetessa elegantissima e sapiente, l’autrice de La Tigre Assenza, una poetessa senz’altro da leggere, conoscere ed apprezzare.

Marco Marchi

Ora che capovolta è la clessidra,
che l’avvenire, questo caldo sole,
già mi sorge alle spalle, con gli uccelli
ritornerò senza dolore
a Bellosguardo: là posai la gola
su verdi ghigliottine di cancelli
e di un eterno rosa
vibravano le mani, denudate di fiori.

Oscillante tra il fuoco degli uliveti,
brillava Ottobre antico, nuovo amore.
Muta, affilavo il cuore
al taglio di impensabili aquiloni
(già prossimi, già nostri, già lontani):
aeree bare, tumuli nevosi
del mio domani giovane, del sole.

Cristina Campo

(da “Passo d’addio”, Scheiwiller 1956)

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