L’Italia si conferma al primo posto in Europa per numero annuale di decessi (diecimila) dovuti al fenomeno dell’antibiotico-resistenza. A livello europeo sono 33mila i decessi per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. In occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha lanciato  un segnale di allarme recepito dal congresso della Società Italiana di Farmacologia (SIF) che si conclude oggi, a Firenze. Qui il tema antibiotici è stato affrontato a più riprese.

I batteri, con il passare del tempo, si sono incattiviti, sono meno suscettibili agli antibiotici. Perché questa trasformazione? Perché i batteri si difendono, sono più forti. I  microorganismi  sopravvissuti, una volta incorporate nel Dna le difese, le hanno passate alle generazioni successive. Ma perché tanta dispersione di farmaci, antibiotici, in maniera indiscriminata in natura?

C’è un problema di appropriatezza delle prescrizioni, e c’è un dato legato alla grande distribuzione. In parte ingeriamo involontariamente, ogni giorno nostro malgrado, antibiotici contenuti negli alimenti. In Italia il 50% della quota di antibiotici commercializzati viene impiegata nel settore veterinario, secondo necessità, negli allevamenti intensivi di polli, tacchini e suini. Si ricorre ai farmaci per contrastare le infezioni legate alla condizione di promiscuità. Questi prodotti farmaceutici vengono spesso somministrati anche a scopo preventivo, nonostante il bestiame sia sano, e in barba alla normativa che vieta l’abuso degli antibiotici negli allevamenti.

Alessandro Malpelo

QN Quotidiano Nazionale

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