Nel nostro Paese oltre tre milioni di persone soffrono di depressione, due volte su tre i disturbi depressivi colpiscono le donne, e solo il 50% dei soggetti studiati riceve un trattamento corretto tempestivo. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra il 10 ottobre, si è tenuto a Milano un incontro che ha svelato le dimensioni del fenomeno e prefigura il varo di un piano nazionale per la gestione della malattia, incontro organizzato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson, e da Onda, Osservatorio Nazionale Salute Donna e di genere. La depressione maggiore, se trascurata, cronicizza, peggiora, ecco perché occorre intervenire senza indugi.

“I disturbi mentali – spiega il professor Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia – “sono la principale causa di disabilità a maggiore impatto economico, lo afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità”. L’aggravamento di sintomi quali apatia, perdita di interessi, insonnia, sensi di colpa, propensione al suicidio, comporta una frattura tra la persona e la sua vita. I costi sanitari e sociali della depressione resistente al trattamento in Italia dipendono anche dal fatto che la malattia fa perdere in media un giorno lavorativo a settimana. La media relativa ai costi diretti della depressione maggiore è di 2.612 euro per ogni paziente, c’è poi il dato relativo ai costi indiretti legati al calo di produttività, in media si perde un giorno lavorativo a settimana.

“La nostra mission, da 60 anni a questa parte, è minimizzare l’impatto delle patologie mentali sui pazienti, grazie alla ricerca di terapie. Siamo impegnati nell’identificare nuovi target per la depressione, l’insonnia e la schizofrenia”, afferma Massimo Scaccabarozzi, Amministratore Delegato, Presidente di Janssen Italia. Nell’area della salute mentale, due molecole di Janssen hanno ricevuto dall’OMS il riconoscimento di farmaci essenziali per l’umanità. “Oggi continuiamo a fare ricerca in quest’area e siamo una delle poche aziende impegnate a rispondere ai bisogni insoddisfatti dei pazienti introducendo nuove terapie”, conclude Scaccabarozzi.