I vaccini in arrivo a fine anno in Europa, e gli anticorpi monoclonali sviluppati per contrastare il virus Sars-Cov-2, sono le prime molecole elaborate per combattere il nuovo Coronavirus facendo leva su specifici bersagli. Oggi come oggi abbiamo regole igieniche, le ben note precauzioni da osservare per mantenersi in buona salute, interrompendo la catena dei contagi, pochi strumenti come il pulsossimetro impiegato per monitorare l’inizio della tenutissima polmonite interstiziale, mentre si contano sulle dita delle mani i farmaci impiegati per arginare le complicanze del nuovo Coronavirus, ad esempio i microtrombi e la tempesta di citochine che portano a deficit respiratorio.

Tra le soluzioni oggetto di sperimentazione, una novità arriva dall’ospedale Cotugno di Napoli. Recentemente qui Giuseppe Fiorentino, primario pneumologo responsabile della sub-intensiva Covid-19, ha dichiarato di aver aggiunto, come prescrizione ai suoi pazienti, la L-arginina, “un integratore che sembra proteggere l’endotelio, incrementando la disponibilità di ossigeno nel microcircolo”.

Nelle cronache di questi mesi abbiamo sempre parlato di dispositivi collaudati (saturimetro, ecografo) e di farmaci noti (eparina, ossigeno, cortisone, acido acetilsalicilico e via dicendo) ma se considerati singolarmente sono farmaci incapaci di vincere da soli la partita. Tutti questi presidi e altri ancora vengono adottati, a seconda dei casi, per ritardare l’evoluzione dell’infezione, ridurre la carica virale, fluidificare il sangue, attenuare la reazione infiammatoria, migliorare l’ossigenazione, favorire la risposta immunitaria dell’organismo sotto attacco.

Tuttora nei laboratori si mettono alla prova centinaia di prodotti farmaceutici e combinazioni, per vedere quali possono servire come validi alleati del nostro organismo. Nella fattispecie, Fiorentino al Cotugno, precisando che ha sempre seguito le linee guida, adotta a seconda dei casi la ventilazione, anche con apparecchiatura a pressione positiva, l’ossigeno ad alti flussi, steroidi (cortisone) e antibiotici secondo giudizio del medico, multivitaminici e reidratazione, anche con flebo. Con l’arrivo della seconda ondata, ha riferito il clinico, l’integrazione multivitaminica è stata sostituita dalla somministrazione quotidiana di L-arginina, nell’intento di contribuire al più rapido recupero della funzionalità respiratoria.

“Al fine di sistematizzare e condividere i risultati  ̶   ha specificato il primario del nosocomio partenopeo  ̶  abbiamo avviato uno studio clinico randomizzato su 300 soggetti ospedalizzati per infezione da Covid-19, quindi  positivi al tampone, indagine condotta a gruppi paralleli, cioè controllata in doppio cieco verso placebo, per valutare se l’aggiunta alla terapia standard di due flaconcini al giorno di L-arginina, per via orale, nei Covid, sia in grado di migliorare la prognosi”.

In tutti questi casi si procede empiricamente, aggiungiamo noi, come avvenuto per altre prescrizioni, alcune delle quali si sono rivelate utili, altre meno. Ancora oggi ad esempio mancano evidenze definitive nei riguardi dell’impiego del plasma dei convalescenti. Altro esempio gli antimalarici, tipo colchicina, nei primi mesi della pandemia sono stati somministrati senza lesinare, nella presunzione che potessero avere un valido effetto, salvo poi scoprire che sono poco o per niente efficaci.

Nelle forme sintomatiche, cioè quando per cause ancora in buona parte oscure si manifesta la sindrome sostenuta dal virus Sars-Cov-2, si sono visti gravi danni al polmone, alla rete delle arteriole e dei capillari, come pure ad altri organi del corpo umano, danni accompagnati da una reazione infiammatoria smisurata. Ma perché si studia il ruolo della L-arginina, che in ultima analisi è una sostanza naturale, un aminoacido abbastanza facile da reperire, in presenza di difficoltà respiratorie e fiato corto? In questo caso occorre richiamare concetti di biochimica e fisiologia legati al ruolo degli antiossidanti, al metabolismo dell’ ossido nitrico, per poi metterli in relazione al danno endoteliale nel polmone, cioè ai guasti che l’aggressione del Coronavirus reca al sistema cardiocircolatorio, e che vanno a ripercuotersi in particolare sul rivestimento interno di arterie, vene e capillari, una rete ramificata che arriva fino a livello degli alveoli polmonari, un tema ultraspecialistico che meriterebbe un approfondimento a parte.

Alessandro Malpelo

QN Quotidiano Nazionale

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