In questi mesi di pandemia la lista d’attesa per gli interventi chirurgici si è allungata, è il momento di porre rimedio a fronte dei tanti rinvii. “Il futuro dell’oncologia è oggi. La risposta all’emergenza causata indirettamente dalla pandemia da Covid-19 deve arrivare subito”. L’ultimo appello di FAVO, Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, è di queste ore. Sembra un ultimatum, se consideriamo quanto era stato detto sei mesi prima. “Sia subito approvato il piano oncologico nazionale”, sosteneva il presidente Francesco De Lorenzo il 23 ottobre scorso. “Aspettiamo che il Piano ponga al centro le Reti oncologiche regionali e sia in linea con lo European Cancer Plan e la Mission on Cancer. Le politiche sul cancro in Europa sono una priorità: l’Italia deve adeguarsi”. Sono passati sei mesi.

“Ho chiesto scusa, a nome del Ministero, per il ritardo accumulato, anche rispetto al registro dei tumori. Le scuse sono doverose per ognuno di voi e per ogni italiano per questi anni accumulati di ritardo”, ha dichiarato il sottosegretario Pier Paolo Sileri, intervenendo in Aula al Senato, accogliendo l’ordine del giorno sull’adozione di un nuovo Piano oncologico nazionale. Dichiarazioni battute dalle agenzie il 13 aprile, meno di una settimana fa. “Sarà mia premura seguire il nuovo documento e far sì che venga approvato senza dover aspettare altri cinque anni – ha affermato il rappresentante del governo – voglio sperare che tutto ciò accada con un documento che possa essere inviato entro giugno alla conferenza Stato-Regioni”. Dunque inizia il conto alla rovescia.

Agire in fretta è la parola d’ordine ed è più volte ricorsa durante il webinar organizzato da Motore Sanità intitolato Cancro e Covid, emergenza nell’emergenza in era pandemica. “La nostra preoccupazione è stata sempre quella di garantire la tempestività di tutti i trattamenti attraverso l’organizzazione di percorsi sicuri per i pazienti oncologici – ha spiegato Massimo Di Maio, Segretario Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Direttore dell’Oncologia Medica presso l’Azienda Ospedaliera Mauriziano di Torino -. Oggi dobbiamo continuare a garantire le cure, creare le condizioni per attuare l’integrazione tra ospedale e territorio, e avere più risorse umane, che dovranno essere definite da un nuovo piano oncologico nazionale”.

“L’anno scorso un milione di interventi chirurgici in meno, il carico arretrato deve essere smaltito in tempi reali”, ha rimarcato da parte sua Alessandro Gronchi, Presidente Società Italiana Chirurgia Oncologica (SICO). Un appello in questo senso viene anche da Vittorio Donato, Presidente Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO) e Direttore dell’Unità di Oncologia dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, che raccomanda di “approvare il nuovo Piano oncologico nazionale in linea con quello europeo puntando su equità delle cure e connessione ospedale-territorio, un binomio che si può ottimizzare grazie a una adeguata piattaforma tecnologica”.

La pandemia ha minato anche la ricerca in oncologia. “Abbiamo registrato un calo notevole della partecipazione ai trial clinici – ha spiegato Marco Vignetti, Presidente Fondazione Gimema -. Ci vorrebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni”.