Le diverse aree geografiche della nazione potrebbero uscire dalle attuali misure collettive di restrizione man mano che dimostrano di essere in grado di tenere sotto controllo l’epidemia, interrompendo la catena di trasmissione del Coronavirus. Un modello flessibile di ripartenza, correlata all’intensità del fenomeno, che cambia da regione a regione (alcune di queste potrebbero gradualmente riaprirsi prima di altre)  è lo scenario prefigurato da Salvatore Scondotto, presidente dell’ Associazione italiana di epidemiologia (AIE), in una lettera aperta condivisa dal direttivo, indirizzata alle istituzioni. Sarebbe comunque mantenuto un atteggiamento tempestivo, con isolamento selettivo dei pazienti Covid, oltre alle altre note misure di contrasto, come ad esempio l’adozione di dispositivi di protezione individuale.

Da giorni i vertici Aie rimarcano il fatto che in Italia si sono registrati finora livelli di diffusione del virus sars-cov2 molto differenti nelle diverse aree del Paese, e laddove si sono rilevati i picchi più alti, una volta usciti dalla fase critica, occorrerà mantenere sempre più alta la guardia. Viceversa, altre regioni appaiono largamente sotto l’incidenza media nazionale dei 184 casi ogni 100mila abitanti (Calabria 37,8; Sicilia 38,6; Basilicata 45,6; Campania 49; Sardegna 53,3; Puglia 52,2; Molise 65,7; Lazio 68,3;) motivo per cui, quando il lock-down generalizzato terminerà, secondo Aie si dovrà comunque  prevenire l’insorgenza di focolai secondari mediante l’isolamento selettivo dei nuovi casi individuati, e mediante la sorveglianza attiva dei contatti tracciati, dovunque questi dovessero ripresentarsi.