Migliaia di persone ricevono a casa puntualmente l’invito a partecipare allo screening del colon retto e una parte non trascurabile di questi sottovaluta l’importanza di fare prevenzione attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci, rimanda l’appuntamento o dimentica di consegnare i campioni in laboratorio. L’indagine è finalizzata alla diagnosi precoce del tumore intestinale. Sappiamo che una buona chirurgia, all’occorrenza un ciclo di farmaci, secondo il giudizio dell’oncologo medico, fanno la differenza e tolgono l’incomodo senza pensarci due volte. Dunque perché è opportuno rispondere all’invito?

Riconoscere con tempestività che un polipo intestinale si ingrossa, scoprire che una stipsi nasconde un principio di occlusione intestinale, con ispessimento o blocco di un tratto del tubo digerente, oppure ancora individuare una lieve traccia di sangue nell’alvo e sottoporsi, nei casi sospetti, a una colonscopia, sono provvedimenti salvavita. La diagnosi precoce regala il 90 per cento di chance di sopravvivenza. Questi test sono raccomandati tra i 50 e i 70 anni a cadenza biennale, e vanno anticipati nei soggetti con familiarità accertate, secondo il giudizio del clinico.

Per incoraggiare quanti finora si sono tirati indietro, informando nel contempo quanti devono sottoporsi alle cure,  è stata organizzata una campagna di Europacolon Italia con le immagini del celebre fotoreporter Gianni Berengo Gardin, che ha concepito una galleria di ritratti, istantanee che testimoniano nondimeno i progressi, in termini di aspettativa di vita, registrati nell’arco di più di mezzo secolo. In particolare il tumore al colon retto fa registrare, nell’anno dell’emergenza Coronavirus, 43mila nuovi casi, di questi circa la metà viene diagnosticata relativamente tardi, quando la malattia ha raggiunto uno stadio avanzato o sta per diffondere metastasi. Parliamo di un inconveniente che può colpire occasionalmente anche prima dei quarant’anni, per cause sconosciute, e che tra i 60 e i 75 anni diventa purtroppo, numericamente, assai più frequente.

Roberto Persiani, dell’unità di Chirurgia oncologica mininvasiva del Policlinico Gemelli di Roma, ha dichiarato di dover operare a volte pazienti nella fascia di età 36-44 anni. Parliamo di una malattia che può avere origine genetica, ha precisato Persiani, e che riconosce come fattori di rischio la familiarità, condizioni di sofferenza cronica quali colite ulcerosa e morbo di Crohn, terapie immunosoppressive. Nel determinare tali patologie possono concorrere una vita sedentaria e un’alimentazione incongrua, povera di fibre.

La campagna intitolata “La cura non ha età”, promossa da Amgen con Europa Colon Italia, propone un percorso di educazione degli anziani colpiti da tumore al colon retto metastatico e dei loro caregiver sui diversi aspetti della malattia e su come affrontarla, grazie al contributo di specialisti riconosciuti e a materiali informativi, contenuti consultabili all’indirizzo www.lacuranonhaeta.it.

La lotta al cancro del colon retto punta a responsabilizzare giovani e adulti insegnando la prevenzione, mentre agli anziani dedica una speciale attenzione, affinché aderiscano alle iniziative e sappiamo considerare alcuni campanelli d’allarme . “Gli screening di massa sono in grado di individuare tumori in fase in iniziale, quando è possibile rimuovere eventuali lesioni precancerose con ottime probabilità di successo”, ha scritto Giordano Beretta, presidente Presidente AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica). “Quest’anno è stata registrata una riduzione del 20% nell’incidenza dei tumori al colon retto proprio grazie a all’attività di prevenzione, che trova una grande alleata in campagne come questa”.

Alessandro Malpelo

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