L’infezione da Covid-19, specialmente nelle persone senza copertura vaccinale e nelle forme complicate che finiscono in ospedale, può essere associata a un’ampia gamma di disturbi neurologici (cefalea, amnesie, distrazioni) causati perlopiù da carenza di ossigeno a livello del sistema nervoso centrale, infiammazione, trombosi di arterie / vene cerebrali. Avviato dal marzo del 2020, appena scattata l’emergenza globale, uno studio sul cosiddetto Neuro-Covid è stato portato avanti dall’Università di Milano-Bicocca, dall’Università di Milano e dall’Istituto Auxologico di Milano, patrocinato dalla Società Italiana di Neurologia con la collaborazione di cinquanta reparti specialistici dislocati in tutta Italia. Se ne è parlato oggi in occasione della presentazione del Congresso Mondiale di Neurologia, edizione XXV, incontro biennale tra i massimi esperti, in programma dal 3 al 7 ottobre in modalità telematica.

A livello globale, ha ricordato Gioacchino Tedeschi, professore universitario presidente SIN, i disturbi neurologici rappresentano la seconda causa di morte. Nel mondo 3 miliardi di persone vivono con cefalea, 50 milioni di persone sono affette da demenza o malattia di Alzheimer, altrettante convivono con l’ epilessia. Ogni anno 15 milioni di persone sono colpite da ictus, 7 milioni dal morbo di Parkinson, mentre 2,8 milioni di persone vivono con la sclerosi multipla.

Tornando alle ripercussioni della pandemia a livello neurologico, secondo l’analisi preliminare dello studio Neuro-Covid condotta sui pazienti ospedalizzati nel periodo marzo 2020-marzo 2021, si conferma che il disturbo neurologico più frequente è l’ alterazione combinata dell’olfatto e del gusto (anosmia- ageusia, circa il 40% dei pazienti Neuro-Covid) con durata superiore a un mese nel 50% dei casi, fino a oltre 6 mesi nel 20%. Un secondo disturbo – ha spiegato  Carlo Ferrarese, direttore del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano – Bicocca, e direttore della Neurologia al San Gerardo di Monza – è l’ encefalopatia acuta ovvero uno stato di confusione mentale, perdita di attenzione e memoria (distrazioni, amnesie) fino alla alterazione dello stato di coscienza e al coma.

È tuttora oggetto di dibattito il legame causa-effetto tra l’infezione da Covid e l’ ictus ischemico, verificato nel 20% dei casi dei pazienti oggetto dello studio. Tuttavia, quasi tutti riportavano i classici fattori di rischio vascolare per un ictus (ipertensione, diabete, fibrillazione atriale, ipercolesterolemia). Sembra invece confermato che l’infezione da virus Sars-Cov2 abbia fatto da “innesco” per la trombosi arteriosa cerebrale, ma anche per le trombosi venose cerebrali, molto più rare. La cefalea associata a Covid è frequente, nel 50% dei casi diventa cronica e dura oltre 2 settimane mentre in circa il 20% dei casi ha una durata superiore ai 3 mesi.

I disturbi cognitivi nella “sindrome long Covid” affliggono circa il 10% dei soggetti Neuro-Covid, l’entità del disturbo è quasi sempre di grado modesto, senza rientrare nei criteri della demenza, la durata media di questi inconvenienti è circa 3 mesi e si risolve spontaneamente entro i 6 mesi nella quasi totalità dei casi.