Le malattie reumatiche rappresentano un esempio peculiare di patologie croniche a gestione complessa, fortemente invalidanti con impatto notevole sulla qualità della vita che purtroppo si presentano anche in età non molto avanzata: ad esempio la sola artrite reumatoide insorge tra i 40 ed i 60 anni con un dato epidemiologico di circa 300.000 diagnosi in Italia.

In questi ultimi 15 anni le innovazioni farmacologiche hanno fornito strumenti in grado di cambiare l’evoluzione della malattia, restituendo una qualità di vita decisamente superiore. Recentemente l’utilizzo dei farmaci biosimilari ha consentito, nel rispetto dei criteri di appropriatezza, l’accesso alle cure per molti pazienti a un costo più vantaggioso, generando un valore superiore. A fronte di ciò resta fondamentale trovare il giusto spazio per l’innovazione. Per questo la personalizzazione della terapia per cluster di pazienti o spesso per singolo paziente resta un passaggio fondamentale per poter rendere sostenibile il percorso di cure evitando sprechi e costi legati ai fallimenti di terapia ponendo sempre la salute del paziente al centro.

L’aderenza alla terapia è fondamentale in una patologia cronica come l’artrite reumatoide, con decorso invalidante, spesso non ben controllata, che comporta perdita di giornate di lavoro, gravando quasi totalmente sulle spalle delle famiglie in termini economici, sociali e psicologici. Questo il tema centrale trattato a Roma durante il convegno “Focus artrite reumatoide”, organizzato da Motore Sanità, con il contributo incondizionato di Lilly, primo di una serie di appuntamenti finalizzati a mettere a confronto le buone pratiche, tracciando anche le aree critiche da migliorare.

“L’artrite reumatoide – ha spiegato Fabrizio Conti, professore associato di Reumatologia alla Sapienza di Roma – è una malattia infiammatoria cronica sistemica che colpisce le articolazioni sia piccole che grandi, che diventano dolenti, tumefatte e con il tempo possono deformarsi. Si manifesta in genere tra i 30 e i 50 anni e nel nostro Paese ne soffrono circa 400.000 soggetti, soprattutto donne. Il processo infiammatorio delle articolazioni, se non prontamente e adeguatamente trattato, può determinare un danno prima a carico della cartilagine e poi dell’osso sottostante, fino ad avere difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane. L’approccio terapeutico attuale prevede, sin dalle fasi iniziali, la cura con farmaci in grado di modificare il decorso della malattia, come il methotrexate, con l’obiettivo di ritardare o arrestare la progressione del danno osseo ed evitare la disabilita. Per i pazienti che non ottengono questo riscontro entro i primi sei mesi dall’inizio della cura, disponiamo di farmaci biologici che in vent’anni di impiego hanno dimostrato di poter bloccare la malattia e migliorare la qualità di vita. Negli ultimi due anni il panorama si è ulteriormente arricchito con una nuova classe di farmaci, i JAK inibitori, che hanno dimostrato ottima efficacia e facilità di somministrazione. Poiché i farmaci biologici e i JAK inibitori, seppur ben tollerati, non sono privi di effetti collaterali, e necessario che i pazienti trattati vengano seguiti presso centri specialistici. La patologia interessa prevalentemente le donne con un rapporto di 3 a 1 sugli uomini, con un picco di incidenza nella quinta decade di vita, benché siano disponibili evidenze di un esordio anche più precoce. Se la malattia è riconosciuta in tempo e trattata adeguatamente, anche le forme moderate e gravi possono essere controllate efficacemente, e i sintomi possono regredire”.

Luca Degli Esposti, presidente CLICON, rileva che “negli ultimi anni la spesa farmaceutica per acquisti diretti, sfiorando i 10 miliardi di euro, è diventata oggetto di forte discussione. Il peso dei farmaci biologici per il trattamento dell’artrite reumatoide rappresenta un paradigma dell’esigenza di trovare soluzioni che permettano il rispetto dei vincoli di spesa con accesso alle innovazioni terapeutiche. Questi infatti, oltre a indurre una spesa rappresentano anche un’efficace risorsa nella gestione della malattia, anche da un punto di vista economico. Nella prospettiva di definire modelli di cura che garantiscano innovazione e sostenibilità, alcuni argomenti appaiono di particolare attualità, tra cui le scadenze brevettuali dei principi attivi da tempo sul mercato oltre all’autorizzazione alla immissione in commercio di nuovi principi attivi che possano offrire efficacia, sicurezza e semplificazione nelle cure”.

Michela Di Biase, consigliere regionale del Lazio, ha rilevato che “tutti gli investimenti volti a rafforzare appropriate cure nelle persone affette da patologia cronica sono da considerarsi un investimento prioritario sia per il mantenimento di una qualità di vita soddisfacente dei pazienti, sia per la sostenibilità dei percorsi assistenziali. Nel caso delle malattie reumatologiche, una terapia precoce, monitorata nel tempo, è in grado di fare la differenza per il paziente. Occorre assicurare adeguati standard, diagnosi tempestive, continuità di assistenza al paziente tra reumatologo, altri specialisti coinvolti a seconda della complessità del caso, medico di medicina generale e farmacista”. E Rodolfo Lena, consigliere regionale del Lazio, ha aggiunto che anche la Regione deve fare il possibile affinché vengano tutelate tutte le persone in trattamento, tenendo sempre presente il rapporto costi/benefici rappresentato dai farmaci innovativi.