SARA Di Pietrantonio, la ragazza di 22 anni strangolata e poi data alle fiamme dall’ex fidanzato, era già stata aggredito dal ragazzo una settimana prima dell’omicidio. E con la madre si era lasciata sfuggire anche qualche considerazione sull’ex fidanzato. «È una brava persona che sta soffrendo tanto». Forse si sarebbe potuta salvare se non avesse sottovalutato i comportamenti violenti dell’uomo, se non lo avesse «perdonato». Annina Mazzola, Milano

BISOGNA GUARDARE in faccia la (brutta) realtà: in Italia – dicono le statistiche – un terzo delle donne subisce violenza, ma ancora poche denunciano e quelle che lo fanno passano attraverso le forche caudine. Perché non di rado le forze dell’ordine lasciano mano libera ai violenti. E infatti su 10 donne uccise ben 7 si erano già rivolte alla polizia, eppure sono morte lo stesso. Non c’è strategia che tenga quando, nonostante la presenza di segnali inequivoci, ci si illude di farcela. Ci si illude che lui cambi. Ci si illude che, prima o poi, le cose vadano meglio. Il problema non è solo quello di intervenire in tempo. Esattamente come non si tratta solo di punire i colpevoli e di avere giustizia. Il vero problema, per le donne che subiscono violenza, è l’assenza di consapevolezza dei pericoli che corrono; è non rendersi conto che la violenza, quando inizia, si ferma solo molto raramente; è non avere la certezza del fatto che nessuno merita di non essere rispettato e di essere trattato male. Nessuno. laura.fasano@ilgiorno.net