Nei giorni scorsi con una larga maggioranza, la Camera dei Deputati ha approvato in terza lettura e quindi in maniera definitiva la legge delega al Governo per la «Riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale». Pochissimi i mezzi di informazione che ne hanno parlato eppure il voto finale doveva essere salutato con un momento storico che riguarda indirettamente tutto il Paese. Lettera firmata, Milano

UN PERCORSO lungo, intenso, sentito, alla fine la legge è arrivata. E – ha ragione il lettore – avrebbe dovuto essere festeggiata con più entusiasmo perché le novità sono tante, dalla riforma dei Centri di Servizio per il Volontariato all’introduzione di misure agevolative volte a favorire gli investimenti delle imprese sociali, dall’istituzione del Servizio Civile Universale alla revisione dei criteri di accesso all’istituto del 5 per mille, alla nascita della Fondazione Italia Sociale. Il terzo settore, soprattutto, diventerà a breve un mondo meno disordinato rispetto al passato grazie all’istituzione di un registro unico che censirà e metterà in rete le circa 300mila organizzazioni no profit italiane esistenti che – non scordiamocelo – producono il 4,3 per cento del pil nazionale. Attenzione, però, perché per il momento tutto rischia di rimanere sulla carta. La riforma infatti si limita a tracciare le linee di intervento, delegando il governo a emanare decreti che dovrebbero darvi attuazione; deleghe per le quali si potrebbe dover aspettare ancora mesi… laura.fasano@ilgiorno.net