ALLO SCOPO di limitare la fuga dalle urne paventata alle prossime elezioni amministrative Alfano aveva proposto di votare anche il lunedì. Perché – era stato probabilmente il suo ragionamento – più ore a disposizione per recarsi ai seggi potevano riuscire a battere la disaffezione che ormai da anni pervade il nostro Paese. In realtà per riportare al voto gli italiani ci vorrebbe una classe politica più seria e meno dedita ai propri interessi… Liliana Tacconi, Milano

IL NON VOTO  non è soltanto una curiosità statistica, da dimenticare subito dopo la chiusura degli scrutini, perché «tanto gli astensionisti» non contano. Negli ultimi tempi il rifiuto del voto è diventato per molti un atto intenzionale di persone demotivate al punto di negare il consenso al sistema. Un fenomeno che si intreccia a quello degli elettori «intermittenti» che decidono a seconda del tipo di competizione e dell’offerta politica se votare oppure no. Sullo sfondo, le critiche radicali al funzionamento della democrazia rappresentativa portate avanti in tutta Europa da alcuni movimenti di tipo populistico, che negano l’importanza dei partiti e puntano tutto sul ruolo carismatico di leader ritenuti capaci di prendere la decisione giusta al momento giusto. Continuare a ignorare il problema potrebbe essere molto pericoloso. Perché – è ormai evidente a tutti – gli italiani «approfittano» di ogni occasione buona per dichiarare profonda lontananza, piena indifferenza, crescente ostilità nei confronti dei partiti e dei loro esponenti. laura.fasano@ilgiorno.net