GIA’ QUELL’IPOTESI – femminicidio – poteva far sospettare gli sviluppi della tragedia. E ieri mattina puntuale è arrivata la conferma: è stato fermato l’ex fidanzato di Sara Di Pietrantonio, la studentessa di 22 anni trovata all’alba semi carbonizzata nei pressi della sua auto in fiamme alla periferia di Roma. Si erano lasciati da poco, ma lui non accettata la fine della loro storia. Ma quante altre volte dovremo leggere queste «giustificazioni»? Anna S., Milano

QUANTE SARA devono perdere la vita prima di iniziare ad interrogarci nel profondo, quante Sara devono essere uccise prima di iniziare a capire che troppi uomini sono privi di un’educazione sentimentale? Quanto tempo ancora dovremo constatare il silenzio delle donne del governo sul tema femminicidio? Noi, diversamente da loro, non possiamo aprire quasi ogni giorno i giornali e assistere mute e impotenti all’orrore di omicidi dettati dall’incapacità di accettare la fine di una relazione. Abbiamo finalmente Maria Elena Boschi, una ministra (per di più importante) alla quale è stata affidata la responsabilità delle Pari opportunità: ci dica, per favore, cosa intende fare, quali piani attuare per mettere fine a questa strage. Quante donne, insomma, dovranno ancora pagare la mancanza di volontà politica di chi ci governa? Un Paese che si dice civile ha bisogno di competenze, di persone giuste al posto giusto. Le leggi, anche quando applicate alla lettera, da sole non bastano. Bisogna ripartire dall’educazione e dalla rieducazione. Ricordandoci sempre che una donna ha il diritto di dire no. laura.fasano@ilgiorno.net