A GUARDARE con attenzione i risultati del voto c’è anche un’altra novità, forse non sufficientemente sottolineata nelle analisi del dopo: l’ottimo risultato delle donne, a prescindere della coalizione con cui gareggiavano. Per una volta si ha avuto l’impressione che la proposta politica avanzata dalle candidate donne abbia trovato un buon riscontro nel chiuso delle urne. Forse anche così gli elettori hanno voluto mandare un messaggio di cambiamento. Giovanna Cerutti, Milano

UN GIORNO di 70 anni fa le donne italiane per la prima volta si misero in fila davanti ai seggi in una nazione ancora semidistrutta dalla guerra. Dopo 70 anni, le candidate donne alle amministrative (a prescindere dalla coalizione per la quale gareggiavano) hanno effettivamente dato un segnale di cambiamento che è giusto sottolineare. Raggi, Appendino, Borgonzoni, Gelmini, Carfagna e in parte la Meloni hanno saputo più di tanti candidati maschi intercettare il comune sentire. E così il risultato delle donne diventa un tappa importante nel Paese del femminicidio, dove le donne fanno fatica e le pari opportunità una meta da conquistare. Perché le signore portano con sé una naturale propensione per la dimensione etica, relazionale, sociale e ambientale della politica e una loro specificità idonea a contribuire a risolvere concretamente i problemi delle città. Fare il sindaco, a differenza della politica, è una missione vera, fatto di scelte quotidiane, di scontri, compromessi e tanto sudore. E le donne lo sannolaura.fasano@ilgiorno.net