Di Lorenzo Bianchi

Per i prossimi trenta giorni la casa di Aleksey Navalny, l’oppositore più popolare di Vladimir Putin, sarà una cella della prigione Matrosskaya Tishina di Mosca. Un giudice di tribunale ha pronunciato il verdetto di convalida del suo fermo in una saletta del secondo dipartimento del ministero dell’interno di Khimki, un sobborgo di Mosca, la stazione di polizia nella quale il blogger, 44 anni, aveva passato la notte dopo l’arresto all’aeroporto di Sheremetyevo. “Ho visto – ha commentato Navalny – molte parodie di giustizia, ma questa è l’illegalità più totale. Il nonno (Putin) nel suo bunker, l’orco del gasdotto, è così spaventato che faremo a pezzi e getteremo il codice di procedura penale nella spazzatura”. Le autorità hanno sostenuto che l’anomalo giudizio per direttissima nella stazione di polizia è stato deciso perché il fiero avversario del capo dello stato “non aveva il test sul Covid aggiornato” (ma la legge concede tre giorni di tempo per fare il tampone). Per lo stesso motivo i giornalisti non hanno potuto assistere all’udienza. Per “Life News” e Russia 1), testate vicine al Cremlino, è stata fatta un’eccezione.

In un video pubblicato sul canale “Navalny Live” subito dopo la sentenza il blogger ha invitato i suoi concittadini a scendere in piazza “non per me, ma per voi stessi, per il vostro futuro, non abbiate paura”. Leonid Volkov,  uno stretto collaboratore del condannato, ha annunciato per sabato manifestazioni in tutto il Paese.  Quattro agenti dello Fsin, il servizio penitenziario federale, avevano catturato Navalny domenica al punto di controllo dei passaporti all’aeroporto di Sheremetyevo (nella foto) sul quale era stato dirottato l’aereo della compagnia low cost “Pobeda”, “Vittoria”. Dopo 5 mesi Navalny tornava da Berlino con la moglie Yulija. In aereo l’inviato della “Washington Post”ha notato segni di preoccupazione: “Lui guardava fuori dal finestrino e teneva le dita contro la fronte, lei alzava gli occhi al cielo”. Navalny ha avuto appena il tempo di dare un bacio alla consorte e di dire in un video e in un tweet che non aveva paura “perché questa è casa mia”.

Il Servizio penitenziario federale non vedeva l’ora di catturarlo. Il 28 dicembre Vadim Kobzev, il legale di Navalny, ha ricevuto per sms dallo Fsin l’ingiunzione al suo cliente di presentarsi entro le nove di mattina del giorno dopo al giudice di sorveglianza che seguiva la sua libertà vigilata per il caso “Yves Rocher”. Secondo gli investigatori, Aleksej e il fratello Oleg dal 2008 al 2013 avrebbero intascato fondi aziendali di “Yves Rocher Vostok” nella misura di oltre 26,7 milioni di rubli (383 mila euro) e della “LLC Multifunctional Processing Company” per più di 4,4 milioni di rubli (63 mila euro). Al termine di un processo, considerato “politico” dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo, Aleksej Navalny era stato condannato il 30 dicembre del 2014 a tre anni e mezzo di carcere con la sospensione della pena e con la concessione della libertà vigilata per 5 anni prorogati di uno. Per il tre febbraio è in calendario l’udienza nella quale il tribunale dovrà decidere se commutare in detenzione la pena sospesa.

Dopo l’arrivo di Navalny sessantotto persone sono finite in cella. Un folto gruppo di sostenitori avrebbe voluto accoglierlo all’aeroporto di Vnukovo, lo scalo nel quale si pensava che sarebbe atterrato il volo Dp 936 da Berlino dirottato all’ultimo momento su Sheremetyevo.  A Vnukovo  sono scattate le manette per il braccio destro del blogger, l’avvocata Lyubov Sobol, e per il fratello Oleg. Una decina di dimostranti è stata caricata su un furgone della polizia vicino a una stazione della metropolitana di San Pietroburgo.

Nella tarda serata del 29 dicembre il  Comitato Investigativo di Mosca ha reso noto di aver aperto a carico di Navalny un’altra inchiesta per “frode su larga scala” ( un reato per il quale rischierebbe 10 anni di carcere) perché  avrebbe usato per sé e per i suoi viaggi all’estero 356 milioni di rubli (3,9 milioni di euro) sui 588 milioni (6,4 milioni di euro) raccolti da “diverse organizzazioni per la lotta alla corruzione e per la difesa dei diritti umani delle quali sarebbe di fatto il direttore”. Il tribunale arbitrale di Mosca nell’ottobre 2019 aveva deciso di confiscare a Navalny, alla sua Fondazione Anti-Corruzione Fbk e a Lyubov Sobol 1,1 milioni di dollari, ossia 1 milione e 287 mila euro, a titolo di risarcimento dei danni morali per una causa promossa da Moskovsky shkolnik, un’impresa che fornisce cibo alle scuole e che fa capo alla galassia di Evgenij Prigožin, un facoltoso oligarca molto vicino a Putin. Per le sole spese legali la fondazione Fbk dovrebbe versare altri 48 mila dollari alla società Druzhba Narodov (Amicizia fra le nazioni) che aveva intentato una causa per un’inchiesta di Navalny che le attribuiva prezzi gonfiati nelle forniture di carne alla Guardia Nazionale.

Nel frattempo la Camera bassa, la Duma, sta preparando il terreno per le cruciali elezioni parlamentari in calendario per il 19 settembre 2021. Prima della pausa di fine anno ha approvato 5 leggi che tentano di mettere la museruola ai seguaci di Navalny. La prima bolla come “agenti stranieri” non solo le ong e i mass media, anche le persone fisiche che ricevono fondi dall’estero. Una seconda norma richiede un’autorizzazione anche per i picchetti solitari, un colpo esiziale alla pratica di inalberare un cartello un paio di minuti per passarlo a un altro dimostrante. Un terzo testo concede all’Authority per i mass media il potere di bloccare l’accesso a You Tube, Twitter e Facebook “in caso di discriminazione dei media russi”. Una quarta legge eleva le pene per la diffamazione. La quinta vieta le informazioni sugli agenti di sicurezza. Per diventare definitivo il giro di vite dovrà poi avere il via libera del Consiglio legislativo, la Camera alta, e di Putin.

Dopo quelle del 2014 per l’annessione della Crimea, in ottobre l’Unione Europea aveva deciso una nuova raffica di sanzioni contro la Russia. Il divieto di ottenere visti per i 27 Paesi della Ue e il congelamento dei beni nell’area comunitaria riguardava il capo dello Fsb Alexander Bortnikov (già sanzionato nel 2014), il primo vicecapo dell’amministrazione presidenziale russa Serghej Kiriyenko, il responsabile della sezione affari interni della stessa branca statale Andrei Yarin, i viceministri della difesa Pavel Popov e Aleksei Krivoruchko e il referente di Putin per la Siberia Serghej Menyailo. Nello stesso elenco era stata inserita anche la società per la chimica organica e per la tecnologia GosnIIOKhT. “I soliti sospetti” aveva commentato sulle colonne del “Moscow Times” Mark Galeotti. L’analista del Royal United Services Institute, trovava incomprensibile il “salvataggio” dei servizi segreti militari (il Gru) o di quelli per l’estero (in sigla Svr). Per la violazione del divieto di fornire armi alla Libia è stato aggiunto alla lista anche Evgenij Prigožin, sospettato di essere il regista occulto di diverse fabbriche di troll e il proprietario della compagnia di mercenari “Wagner”. I suoi uomini in armi sono intervenuti al fianco dell’uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar.

Navalny è stato dimesso dai medici del Policlinico Charitè di Berlino dopo 32 giorni, 24 dei quali in terapia intensiva (16 in coma). Il 13 agosto era sbarcato a Novosibirsk perché in quella città della Siberia e a Tomsk dall’11 al 13 settembre erano in calendario elezioni locali.  A Tomsk i suoi seguaci hanno conquistato due seggi.  Sono stati eletti Ksenia Fadeyeva, 28 anni, e Andrei Fateev, 37. A Novosibirsk Serghej Boyko, che guidava un’alleanza di 34 candidati, ha vinto un seggio nell’assemblea municipale. Navalny voleva diffondere il “voto intelligente”, la strategia che promuove da un anno, ossia il sostegno del candidato meglio piazzato nella corsa contro il rappresentante di “Russia Unita”, “Aveva notato di essere seguito”, ha riferito Serghej Boyko. Secondo il sito Taiga.info a Tomsk il più influente avversario del presidente russo ha girato un video sugli affari di alcuni plenipotenziari del partito di Putin.

Il 20 agosto si è sentito male sull’aereo in volo da Tomsk a Mosca. Il pilota è atterrato a Omsk. Dopo molte ore di attesa il 21 agosto il primario dell’Ospedale di emergenza numero 1 di Omsk Aleksandr Murakhovski ha spiegato che le condizioni del paziente erano “migliorate” e che poteva essere trasferito in Germania sotto la responsabilità della consorte Yulia, accorsa da Mosca con il cognato Oleg. Il vice primario Anatoly Kalinichenko ha voluto precisare però che “nessun veleno è stato trovato nel sangue e nelle urine del ricoverato”. Per i sanitari della città il malore sarebbe stato provocato da un’alterazione improvvisa del metabolismo. Un aereo noleggiato da “Cinema for peace” ha trasportato il blogger a Berlino.

Alla fine di dicembre dalla Germania, dove si stava ancora curando, Navalny aveva telefonato all’agente del Fsb (il servizio segreto federale erede del Kgb sovietico)  che avrebbe avuto l’incarico di far sparire dalle sue mutande le tracce del Novichok, l’agente nervino che lo ha quasi ucciso. All’operazione ha collaborato il sito di giornalismo investigativo britannico “Bellingcat”, che ha fornito al dissidente più popolare della Russia, 44 anni, i nomi e gli indirizzi delle squadre che sono intervenute a Tomsk e a Omsk. Alle 6 e 30 del 14 dicembre spacciandosi per Maksim Ustinov, ex direttore dello Fsb e assistente del capo del consiglio di sicurezza Nikolaj Patrushev, uomo della cerchia ristretta dei funzionari più fedeli a Putin, Navalny ha telefonato a Konstantin Kudryavtsev, 40 anni, laureato all’accademia militare chimico-batteriologica. L’uomo dell’intelligence sarebbe stato incluso nella squadra intervenuta due volte a Omsk per cancellare ogni traccia di Novichok dagli indumenti intimi di Navalny. Un altro team avrebbe contaminato con la sostanza letale le mutande del dissidente penetrando nella stanza del suo albergo a Tomsk, lo Xander, mentre Navalny era in piscina. “Su cosa vi siete concentrati?”, chiede il blogger. Kudryavtsev non esita: “Le mutande, la parte interna, quella dell’inguine”. Secondo l’Agenzia dell’Onu che dovrebbe contrastare la diffusione degli arsenali chimici, in sigla inglese Opcw, contro Navalny sarebbe stata usata una versione del Novichok sviluppata dopo il 1993, l’anno nel quale la Russia ha sottoscritto il trattato che mette al bando anche quella sostanza. Il Novichok era stato usato nel 2018 a Salisbury per eliminare l’ex spia russa Serghej Skripal e la figlia Yulija.

Navalny si affaccia sulla scena politica nel 2011 organizzando manifestazioni contro il risultato delle elezioni parlamentari. Due anni dopo con una campagna sui social network e nei cortili delle case rischia di costringere al ballottaggio il sindaco di Mosca  Serghej Sobyanin. Per partecipare alle assemblee delle grandi aziende russe e per avere accesso ai loro documenti compra due azioni di ogni società e dà vita alla Fondazione contro la corruzione Fbk. Nel 2017 scopre che il premier Dmitri Medvedev possiede un impero immobiliare nascosto sotto il paravento di una rete di fondazioni benefiche. Avrebbe voluto sfidare Putin nelle elezioni presidenziali del 2018, ma la Commissione elettorale centrale lo ha escluso dalla competizione per la condanna a 3 anni e 6 mesi per appropriazione indebita.