Di Lorenzo Bianchi

“Sono stato portato davanti a uno specchio. Di lì mi ha guardato un personaggio del film Il signore degli anelli e non era un elfo. Ora, oplà, sto arrancando in un parco (nella foto) in pantaloni tre taglie più grandi”. Aleksey Navalny ride di sé stesso su Instagram. E’ stato dimesso dai medici del Policlinico Charitè di Berlino dopo 32 giorni, 24 dei quali in terapia intensiva (16 in coma). I sanitari pensano che sia “possibile una guarigione completa”, anche se “non sono in grado al momento di valutare le conseguenze a lungo termine”. Secondo Vil Myrzayanov, padre del programma sovietico di ricerca sul Novichok, “gli inibitori provocano un avvelenamento quasi irrevocabile e per la riabilitazione sono necessari anni”.

“Per ora – prevede il più popolare e autorevole oppositore di Vladimir Putin – i miei piani sono semplici: fisioterapia ogni giorno e forse riabilitazione. Debbo ritrovare il pieno uso delle dita, riconquistare l’equilibrio su una gamba sola e riprendere a scrivere a mano. Mi è piaciuta la raccomandazione del neuropsicologo che mi aveva in cura: devi leggere di più e scrivere sui social”. L’ironia è la sua arma preferita. In una telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron Putin avrebbe sostenuto che il blogger si è avvelenato da solo. Navalny si tuffa a pesce nella battuta: “Già, mi sono cucinato il Novichok”. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha detto che “come qualsiasi cittadino russo ha diritto di tornare in qualsiasi momento nella sua patria”. Il rientro però non sarebbe imminente, se si deve credere a Leonid Volkov, braccio destro del dissidente. In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine am Sontag ha sostenuto che il piano di Mosca era che Navalny non riuscisse a lasciare l’albergo nel quale ha soggiornato a Tomsk.

Esperti francesi e svedesi hanno confermato le analisi dei militari tedeschi. Navalny è stato avvelenato con il Novichok, un agente chimico che inibisce la colinesterasi. Vladimir Uglev, uno degli inventori della sostanza ai tempi dell’Unione sovietica, è convinto che il dissidente si sia salvato perché è entrato in contatto con l’agente tossico solo attraverso la pelle e non bevendolo. Gli attivisti della Fondazione anticorruzione di Navalny Fbk hanno perquisito la stanza del blogger all’hotel Xander di Tomsk e hanno trovato una bottiglietta sulla quale a loro avviso c’erano tracce dell’agente nervino.

Angela Merkel ha sparato ad alzo zero. “Io condanno l’accaduto – ha scandito – a nome di tutto il governo e con la massima forza. Si tratta di un tentato omicidio, mediante avvelenamento, ai danni di uno dei principali oppositori politici russi”. Il fiato corto della cancelliera ha tradito un’emozione per lei insolita: “Il crimine colpisce i valori fondanti per i quali combattono l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica”. Dominic Raab, ministro degli esteri del Regno Unito, pretende da Mosca “chiarezza e totale verità”. In Gran Bretagna il Novichok era stato usato nel 2018 a Salisbury per eliminare l’ex spia russa Serghej Skripal e la figlia Yulija. Nel 2006 a Londra un tè al polonio era stato fatale ad Aleksander Litvinenko, ex agente del Kgb. Il direttore della Fbk Ivan Zhadanov ha twittato:“Solo lo stato (Fsb, il servizio segreto erede del Kgb, o il Gru, intelligence militare) può utilizzare il Novichok. Questo è oltre ogni ragionevole dubbio”.

I tossicologi di tre Paesi hanno confermato i sospetti della portavoce  di Navalny Kyra Yarmish. Il 20 agosto, quando l’oppositore più noto di Putin era in coma nel reparto di terapia intensiva per pazienti tossicologici dell’ “Ospedale di emergenza numero 1” a Omsk, aveva twittato: “L’aereo ha fatto un atterraggio di emergenza. Crediamo che Aleksey sia stato avvelenato da qualcosa mescolato nel suo tè scuro, l’unica cosa che beveva al mattino”.

Il 13 agosto Navalny era sbarcato a Novosibirsk perché in quella città della Siberia e a Tomsk dall’11 al 13 settembre si sarebbero tenute elezioni locali.  A Tomsk i suoi seguaci hanno conquistato due seggi.  Sono stati eletti Ksenia Fadeyeva, 28 anni, e Andrei Fateev, 37. Russia Unita avrebbe perso la maggioranza in consiglio comunale. A Novosibirsk Serghej Boyko, che guidava un’alleanza di 34 candidati, ha vinto un seggio nell’assemblea municipale. La crisi economica e la pandemia del Covid-19 hanno ridotto la popolarità di Vladimir Putin al 59 per cento e quella di “Russia Unita”, il suo partito – piovra, al 30. Per il 2021 sono in calendario le elezioni per i due rami del Parlamento. Il blogger voleva diffondere il “voto intelligente”, la strategia che promuove da un anno, ossia il sostegno del candidato meglio piazzato nella corsa contro il rappresentante di “Russia Unita”, “Aveva notato di essere seguito”,  ha riferito Serghej Boyko. Secondo il sito Taiga.info a Tomsk il più influente avversario del presidente russo ha girato un video sugli affari di alcuni plenipotenziari del partito di Putin.

Dopo molte ore di attesa il 21 agosto il primario dell’Ospedale di emergenza numero 1 di Omsk Aleksandr Murakhovski ha spiegato che le condizioni del paziente erano “migliorate” e che poteva essere trasferito in Germania sotto la responsabilità della consorte Yulia, accorsa da Mosca con il cognato Oleg. Il vice primario Anatoly Kalinichenko ha voluto precisare però che “nessun veleno è stato trovato nel sangue e nelle urine del ricoverato”. Per i sanitari della città il malore sarebbe stato provocato da un’alterazione improvvisa del metabolismo. Un aereo noleggiato da “Cinema for peace” ha trasportato Navalny a Berlino.

Nel 2011 il blogger si affaccia sulla scena politica moscovita organizzando le manifestazioni contro il risultato delle elezioni parlamentari. Due anni dopo con una campagna sui social network e nei cortili delle case rischia di costringere al ballottaggio il sindaco di Mosca  Serghej Sobyanin. Per partecipare alle assemblee delle grandi aziende russe e per avere accesso ai documenti compra due azioni di ogni società e dà vita a una Fondazione contro la corruzione, la Fbk. Nel 2017 scopre che il premier Dmitri Medvedev possiede un impero immobiliare nascosto sotto il paravento di una rete di fondazioni benefiche. Un fan di Putin gli lancia in faccia un colorante verde che riduce la capacità visiva di un occhio. L’episodio più grave risale all’estate scorsa. Il dissidente sta scontando un mese di carcere per aver sollecitato manifestazioni non autorizzate quando, secondo la diagnosi ufficiale, contraddetta da un solo medico, ha avuto “una reazione allergica”.  Navalny è convinto invece che qualcuno abbia cercato di avvelenarlo.

Alle elezioni presidenziali del 2018 avrebbe voluto sfidare Putin, ma la Commissione elettorale centrale lo ha escluso dalla competizione per una condanna a cinque anni (con sospensione della pena) per appropriazione indebita. Un processo che secondo i seguaci del blogger era dettato da motivazioni politiche. Ogni giovedì l’alfiere dell’opposizione affida a You Tube un video sugli scandali in Russia. In luglio gli è stata comminata una multa di 1,2 milioni di dollari, perche avrebbe diffamato la società di catering Moskovsky Shkolnik che rifornisce le scuole della capitale. Per le sole spese legali dovrebbe versarne altri 48 mila alla società Druzhba Narodov (Amicizia fra le nazioni) che ha vinto la causa per un’inchiesta nella quale veniva accusata di praticare prezzi gonfiati nelle forniture di carne alla Guardia Nazionale.

Secondo un’autorevole osservatrice di vicende russe il dissidente è stato l’ispiratore occulto della rivolta di Khabarovsk. In una città di seicentomila abitanti, racconta il Moscow Times, la gente scende in piazza perché non accetta che Putin abbia detronizzato e arrestato il governatore. Serghej Furgal, 50 anni, eletto nel 2018, esponente del “Partito Liberal Democratico”, la compagine più forte della destra nazionalista e populista. Il 10 luglio era a bordo del suo Suv quando le teste di cuoio moscovite lo hanno costretto a fermarsi e lo hanno trascinato via in manette. Ufficialmente deve rispondere di una grave imputazione, un omicidio di 15 anni fa. Ma la popolazione è convinta che stia espiando un peccato molto più grave, quello di non militare nei ranghi di “Russia Unita”, il partito del capo dello stato. Di giorno in giorno la ribellione ha cominciato ad assumere toni di critica aperta al Cremlino. E sugli organizzatori sono piovuti diversi guai, facilitati dalla circostanza che non hanno un’autorizzazione dei responsabili dell’ordine pubblico, come impone la legge russa.

Putin ha rimpiazzato Furgal nominando al suo posto come facente funzione Mikhail Degtyaryov, 39 anni,  esponente dello stesso partito, ma inviso ai cittadini di Khabarovsk. Il nuovo governatore ha incontrato i “ribelli” solo alle 23 di domenica 26 luglio. La sua unica mossa distensiva è stata l’offerta di “un gruppo di lavoro con i residenti”. La notte si è conclusa con l’arresto dell’attivista Valentin Kvashnikov, già incriminato la settimana prima. Il 20 luglio un altro capopopolo, Artyom Mozgov, 20 anni, si era visto affibbiare una multa di 10 mila rubli (120 euro). Il giovane però era recidivo e rischia una condanna a quattro anni di colonia penale. Secondo Ildus Yarulin, professore dell’ateneo di Khabarovsk, il tono delle proteste, che all’inizio sembravano un fenomeno di euforia post quarantena da Covid-19, si sta spostando verso il moto di rabbia nei confronti delle autorità. Sono risuonati slogan del tipo “Putin dimettiti” e “venti anni (di governo ndr.), nessuna fiducia”.

 Sabato 8 agosto, nel quinto fine settimana di mobilitazione, secondo l’attivista Aleksei  Vorsin hanno sfilato 50 mila persone. La polizia abbassa la stima a 2800.   Mozgov, il dimostrante multato, si concede una previsione: “Quando in piazza saranno solo un migliaio ricorreranno alle maniere forti”. “Siamo stufi di sentirci trattati come bestiame. Qui come in Bielorussia”, ha confidato al “Moscow Times” Konstantin Grechanov, un artista di 49 anni.