Di Lorenzo Bianchi

La violenza e il sangue sono mezzi irrinunciabili per intimidire i nemici e per fare proseliti. Questa è l’eredità ideologica che Abu Bakr al Baghdadi ha raccolto e fatto sua quando è stato scelto come capo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (in sigla inglese Isis) dopo l’uccisione dello “sceicco macellaio”, il giordano Abu Mussab al Zarqawi avvenuta il 18 aprile del 2010. A Baghdad due kamikaze si sono fatti esplodere nella piazza Tayyaran (dell’Aviazione) sede di un mercatino di abiti usati sempre affollato e luogo abituale di reclutamento per aspiranti a lavori a giornata. Un massacro di povera gente (nella foto) , 35 morti e 110 feriti, alcuni gravi. Da un anno e mezzo la capitale non veniva colpita. L’ultima carneficina, 38 vittime falciate da due kamikaze, aveva seminato cadaveri sulla stessa piazza il 15 gennaio del 2018. Un mese prima il governo centrale aveva dichiarato solennemente che l’Isis era stato debellato.

Il luogo è un obiettivo altamente simbolico per i guerriglieri sunniti iracheni. Bab al Sharqi, la “Porta di Oriente”, l’area che circonda il mercato, è una roccaforte dell’Esercito del Mahdi, la agguerrita e potente milizia sciita dell’Iraq centrale che è stata la punta di diamante della lotta al sedicente Califfato Islamico. Gli autori dell’attentato sono stati di nuovo due. Il primo era fra le bancarelle degli abiti usati e ha finto un malore. Quando la gente si è avvicinata per soccorrerlo ha azionato il detonatore di una cintura esplosiva. Il secondo è scappato in direzione di Bab al Sharqi, ma è stato inseguito da poliziotti e cittadini che sono riusciti a bloccarlo e a farlo cadere terra. Appena si è visto perduto ha tirato il gancio di una cintura imbottita di esplosivo. Subito dopo il massacro i responsabili della sicurezza hanno diramato un tardivo allarme per la presenza di kamikaze in tre quartieri sciiti della capitale irachena, al Nahda, al Karrada e al Bayyae.

 

Secondo il sito curdo “Rudaw” un uomo dell’intelligence, citato dall’agenzia “France Presse”, aveva previsto “un’offensiva contro la capitale dell’Iraq entro la fine dell’anno”. Il primo ministro Mustafa al-Kadhimi, che è anche il comandante delle forze armate, ha destituito cinque funzionari della sicurezza. I più alti in grado  sono il maggior generale Bassem Majid, direttore per le operazioni a Baghdad, e il generale Jaffar al-Battat, responsabile  della polizia federale. Il ministro dell’interno, il generale Tahsin Khafaji, ha dichiarato alla tv “Al Iraqiya” che il massacro “ha le impronte del sedicente Stato islamico”.  Secondo Sajad Jiyad, un analista della “Century Foundation” interpellato dalla tv del Qatar “Al Jazeera”, “ negli ultimi giorni l’Isis ha colpito infrastrutture e aree rurali con attacchi simili” soprattutto nella fascia centrale dell’Iraq a sud della provincia autonoma del Kurdistan.

 

Come nel 2018 la carneficina destabilizza  un Paese che attraversa un momento politico e sociale delicato a ridosso di una consultazione elettorale.  A partire dall’ottobre del 2019 decine di migliaia di iracheni hanno manifestato contro gli alti papaveri della politica e la corruzione chiedendo a gran voce un voto anticipato. Il primo ministro Mustafa al-Khadimi è stato nominato in maggio e ha immediatamente chiesto alla Alta Commissione Elettorale Indipendente (in sigla inglese IHEC) di “prendere tutte le misure necessarie” per chiamare i suoi connazionali alle urne. In novembre il presidente iracheno Barham Salih ha firmato la legge che istituisce circoscrizioni più piccole.

 

Proprio nel giorno della nuova mattanza il consiglio dei ministri però aveva rinviato la consultazione elettorale da giugno al 10 ottobre per estendere il periodo di registrazione delle alleanze politiche, come aveva chiesto la Commissione Elettorale Indipendente.  L’iniziativa ha provocato le ire del religioso sciita Muqtada al-Sadr, leader del blocco più numeroso del Parlamento, il Movimento sadrista, 32 deputati su 275 e fondatore dell’Esercito del Mahdi, la milizia costituita nel 2003 per combattere contro la coalizione a guida americana che aveva sconfitto Saddam Hussein. “Non permetterò un nuovo rinvio della consultazione elettorale finché vivrò” ha twittato martedì.In novembre aveva svelato i suoi piani. Se riuscisse a conquistare una solida maggioranza politica, vorrebbe guidare il nuovo governo. Sarebbe uno schiaffo agli americani e un successo clamoroso dei suoi sponsor iraniani.

 

Il voto ormai imminente spaventa i cittadini comuni. Mazen al-Saadi, 34 anni, è un sopravvissuto di piazza Tayyaran: “Ero con un amico. E’ sparito. Dopo alcune ore l’ho ritrovato all’obitorio della moschea “Sceicco Zayed”. Abbiamo sempre pensato che con l’avvicinarsi delle elezioni sarebbero tornate le esplosioni”. Il fratello di Abu Zeinab, 40 anni, è morto all’ospedale. “Noi – allarga le braccia – siamo solo carne da cannone per la corruzione e per le lotte fra politici”.