SUI MARÒ Massimiliano Latorre e Salvatore Girone calerà un velo di silenzio.
 I tribunali del Kerala chiudono per le ferie estive fino al 21 maggio. Solo dopo quella data i giudici decideranno, a conclusione di un’indagine caratterizzata da incredibili buchi neri.

 Sull’inchiesta ha scritto una  controperizia, basandosi sulle fonti aperte, Luigi Di Stefano, un ex ingegnere dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare che è stato il perito
 del proprietario dell’Itavia, Davanzali, nel lungo processo per l’abbattimento del Dc9 nel cielo di Ustica. Ecco punto per punto gli interrogativi della sua analisi alternativa.
 
 IL PROIETTILE. Secondo il commissario di polizia Shajadan Firoz, nel capo di
 Valentine Jalestine – il marinaio al timone del ‘Saint Antony’ – è stata  trovata una pallottola calibro 0,54 pollici, pari a 13,9 millimetri. La perizia del professor Sisikala, anatomo patologo del tribunale di Trivandrum, accerta il 16 febbraio che il proiettile ha una circonferenza di  2,1 centimetri alla punta, 2,4 alla base ed è lungo 3,1 centimetri. Sono numeri che descrivono un calibro 7,62, molto più grande del 5,56 x 45 che misura le pallottole delle armi in dotazione ai marò, i fucili Beretta Sc 70-90 e le mitragliatrici Fn Minimi.

Negli anni scorsi, il 7,62 è stato in dotazione anche alla Nato, ma i colpi erano lunghi 2,8 centimetri. Il calibro 7,62 x 54r è compatibile invece con i proiettili della mitragliatrice russa Pk (della quale pare esista una copia anche cinese) montata al centro dei barchini ‘Arrow Boat’ in dotazione alla guardia costiera dello Sri Lanka. La protezione delle zone di pesca dell’isola negli ultimi anni è costata la vita a oltre 530 pescatori indiani. Le foto scattata dall’inviato del  Corriere Giuseppe Sarcina al ‘Saint Antony’, in porto a Trivandrum, mostrano
 almeno tre colpi arrivati in orizzontale. Un quarto si è conficcato nel tettuccio dell’imbarcazione dal basso verso l’alto.

 Traiettorie incompatibili con una salve di proiettili piovuti da circa 35 metri di  altezza, ossia dal ponte della ‘Enrica Lexie’. Insomma, non combacia nulla. Al punto che gli inquirenti indiani finiscono per spostarsi sul tema delle  rigature, attribuendole a un nuovissimo fucile della Beretta, l’Arx 160, un’arma in via di sperimentazione. La Marina italiana ha avuto gioco facile
 a smentire, con una nota ufficiale. I nuclei di protezione delle navi non hanno i fucili Arx 160.
 
 LE VERSIONI. Freddy Bosco, comandante del ‘Saint Antony’, propina quattro
 diverse versioni della sua posizione. A Fiamma Tinelli, che lo intervista
 per Oggi, rivela per giunta che il nome della ‘Enrica Lexie’ glielo ha fatto
 la polizia.
 
 GLI ORARI. Nella prima telefonata alla ‘Enrica Lexie’, la Guardia costiera
 indiana comunica che il peschereccio è rientrato in porto alle 18,20, in piena luce. A Kochi quel giorno il crepuscolo finiva alle 19,47. Non a caso nelle immagini del peschereccio che entra in porto, girate alle 22,25 locali e apparse su You Tube su diverse televisioni, i riflettori fendono un buio
 pesto. Sorge spontaneo un dubbio. Il peschereccio veniva da un posto lontano
 che non può essere dichiarato?
 
 LE PROVE DI SPARO. Non era necessario eseguire le prove sparando con i
 fucili dei nostri militari. Bastava leggere il calibro marcato sul fucile, e infilare un calibro metallico nella canna come controprova. Poi, se nel corpo delle vittime si fossero trovati proiettili della stessa misura, si poteva procedere a esplodere i colpi. Quindi le autorità indiane hanno in
 mano, per essersela procurata da soli, la «prova» della colpevolezza  italiana da sbandierare in giro. In sostanza: sono saliti sulla nave e si sono presi quello che gli serviva per fabbricarsela.
 
 LA PERIZIA.  Quella dell’istituto di Scienza anatomo patologica del Kerala.
 Secondo Di Stefano non prova nulla. La televisione italiana ha mostrato solo il frontespizio e le conclusioni che dicono che hanno sparato i due fucili Beretta Sc 70-90 dei marò. Non una parola, invece, sul come si è arrivati a questo risultato, che è in contrasto stridente con il primo accertamento del  professor Sisikala.