Di Lorenzo Bianchi

Per la prima volta nella storia del mondo arabo   una donna è stata nominata alla guida di un governo. Il nuovo gabinetto però non dovrà ottenere il sostegno del parlamento. Il protagonista della scelta è il presidente tunisino Kais Saied, un conservatore che ha teorizzato la reintroduzione della pena di morte per gli omosessuali e la loro esclusione dalla vita sociale. Il 22 settembre Saied ha rafforzato i poteri della Presidenza. Un sondaggio di Emhrod Consulting conferma che il 79 per cento dei tunisini approva le sue scelte. Il 3 ottobre diverse migliaia di persone sono scese in piazza a Tunisi e in altre città per manifestare il loro appoggio alle misure eccezionali adottate dal capo dello stato.

La premier prescelta è Najla Bouden Romdhane. Ha 63 anni, come Saied, ed è nata a Kairouan, sede della moschea più antica del Maghreb e sito dell’Unesco. La responsabile dell’esecutivo è un ingegnere. Insegna scienze geologiche ai suoi colleghi nella scuola nazionale della capitale tunisina. Ha una lunga esperienza nel valutare quanto siano vulnerabili gli edifici in caso di terremoti e nel sensibilizzare la popolazione sulla gestione delle catastrofi. Al momento è anche la responsabile dell’attuazione del programma della Banca mondiale presso il Ministero dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica. Dal 2006 al 2016 è stata la principale consulente dei sette titolari del portafoglio che si sono avvicendati in quel decennio. Dal 2011 al 2016 ha guidato l’unità di gestione degli obiettivi del ministero. In questo ambito ha istituito il primo programma  di sostegno alla qualità (in sigla Paq), concepito per assistere progetti elaborati da imprenditori competitivi e propensi all’innovazione.

La competenza di Najla Romdhane le ha procurato anche l’incarico di Copresidente del Gruppo consultivo mondiale dell’Onu sulla scienza e sulla tecnologia. Un video dell’agenzia “Reuters” l’ha ripresa in abito blu scuro e mascherina nell’ufficio del capo dello stato. Dietro a Saied campeggia un grande arazzo che mostra il territorio del Paese in giallo su uno sfondo marrone. L’ufficio del presidente ha definito la scelta “un onore per la Tunisia e un omaggio alle donne tunisine”. Saied ha già fissato quali saranno i compiti del suo governo. Dovrà “porre fine alla corruzione e al caos che si sono diffusi nelle istituzioni statali”. Najla Bouden Romdhane su twitter ha confermato l’obiettivo e ha chiesto “a Dio di avere successo”. Dalla rivoluzione dei gelsomini del 2011è l’undicesimo premier. Il suo predecessore Hichem Mechichi è stato destituito il 25 luglio quando Saied ha chiuso il Parlamento per un mese e ha cancellato l’immunità dei parlamentari.

Il 20 settembre, ricorda il settimanale tunisino pubblicato a Parigi “Jeune Afrique”, il presidente ha sospeso l’attività dell’assemblea legislativa (nella foto l’Avenue Bourghiba, la strada principale di Tunisi transennata) a tempo indeterminato. Sei giorni dopo si sono dimessi centotrentuno quadri di “En Nahda” (ndr. la Rinascita), il partito islamico moderato che detiene la maggioranza relativa in Parlamento con 54 deputati su 217. Non a caso ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel in un colloquio telefonico con Saied ha ribadito quanto sia “essenziale” che il Paese ritorni a essere “una democrazia parlamentare”. L’ex funzionario dell’assemblea legislativa Cherif el Kadhi ipotizza che Najla Romdhane possa formare, anche in pochi giorni, un governo che sarà “formalmente approvato” con una semplice cerimonia di giuramento davanti al presidente Kais Saied. “Il capo dello stato – spiega El Kadhi – si oppone a molte parti della Costituzione del 2014 (ndr. che aveva contribuito a scrivere), vuole un nuovo regime ed è davvero disposto a cambiare il sistema politico, probabilmente ad ogni costo”.

Sfruttando la revoca dell’immunità parlamentare, giustificata invocando l’articolo 80 della Costituzione, Saied ha già ordinato l’arresto del deputato Yassine Ayari, 39 anni, un indipendente eletto in una circoscrizione germanica, di Maher Zid, un parlamentare della formazione islamica radicale “Al Karama” costituita nel 2019 in polemica con le scelte moderate di “En Nadha”, e del leader di “Al Karama” Seifeddine Maklouf, 46 anni, noto prima dell’ingresso in Parlamento perché nella sua veste di avvocato ha difeso i combattenti tunisini rientrati dalla Siria. Maklouf è stato ammanettato da agenti della polizia in borghese. E’  accusato di aver “cospirato contro la sicurezza dello Stato”. All’aeroporto di Tunisi Cartagine il 15 marzo del 2021 era intervenuto per consentire la partenza di una donna inserita nella lista “S 17” che vieta alle persone sospettate di terrorismo di lasciare la Tunisia.

Il 25 luglio scorso, dopo una giornata di proteste di piazza contro il governo nella capitale, a Sousse, a Monastir, a Kairouan, il presidente Kais Saied, 63 anni, un laico conservatore esperto di diritto costituzionale che in passato ha teorizzato la reintroduzione della pena di morte e l’esclusione degli omosessuali dalla vita sociale del Paese ha accentrato il potere nelle sue mani. Mezzi militari e poliziotti hanno circondato il Parlamento, la sede della tv statale e i principali edifici del governo. Rashid Gannouchi, che presiede l’assemblea legislativa, ha tentato inutilmente di entrare nel palazzo e ha subito gridato “al colpo di stato contro  la rivoluzione e contro la Costituzione”. Dopo aver resistito per qualche ora chiuso nella sua auto ha deciso di ritirarsi. Nei confronti suoi e di altri 64 deputati che hanno avuto problemi con la giustizia sarebbe già in vigore un divieto di espatrio. Diverse persone hanno riportato ferite nei tafferugli fra i sostenitori di Gannouchi e quelli di Saied.

Nella notte di domenica 25 luglio l’annuncio delle decisioni prese dal Presidente a Cartagine (assieme ai vertici delle forze di sicurezza e dell’esercito) aveva innescato manifestazioni di giubilo e cortei di auto a clacson spiegati. “Abbiamo preso questa decisione – ha detto il Presidente all’emittente di stato “Al Wataniya” prima di concedersi un bagno di folla nella Avenue Bourghiba – fino a quando non tornerà la calma e lo stato non sarà in sicurezza”. “Chiunque – ha avvertito – pensa di fare ricorso alle armi  e chiunque esploderà un solo colpo sappia che le forze armate risponderanno sparando”. Al vertice del ministero dell’interno il Capo dello stato ha nominato ad interim Ridha Gharsallaoui, già consigliere per la sicurezza nazionale, un ex poliziotto. A “Radio Mosaique”  Ghannouchi ha detto di non essere stato consultato. Saied gli ha risposto di aver preso una decisione “ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione” e che “chi parla di golpe dovrebbe tornare al primo anno di scuola elementare”. Sulla propria pagina Facebook il network televisivo del Qatar “Al Jazeera” aveva scritto che che il premier in carica Hichem Mechichi, alla guida di un gabinetto di ministri indipendenti dai partiti, era agli arresti in casa sua e che aveva intenzione di riunire il consiglio dei ministri. Saied ha ordinato che la sede locale dell’emittente venisse chiusa.

 

Una ventina di alti funzionari governativi è stata cacciata dall’incarico. Fra questi spiccano i nomi di Lazhar Loungou, direttore generale dei servizi speciali presso il ministero dell’interno, e di Taufik Ayouni, il procuratore generale militare. Ha perso il posto anche Mohammed Lassaad Dahech, direttore della tv pubblica nazionale “Wataniya”. Sarà sostituito da Awatef Dali. Il presidente gli ha dato il benservito dopo che Amira Mohamed, vicepresidente del sindacato dei giornalisti tunisini, aveva denunciato di essere stata bloccata all’ingresso dell’emittente. Nonostante questa sfilza di iniziative repentine la popolarità di Saied continua ad essere alta. Un sondaggio di Emrhod Consulting gli attribuisce l’87 per cento dei consensi dei suoi cittadini in un Paese che sta affondando.

 

Secondo l’istituto tunisino delle statistiche (INS), il tasso di disoccupazione totale nel Paese ha raggiunto il 15,1%. Nel 2020 le entrate legate al turismo sono crollate del 65 per cento rispetto all’anno precedente. Il Covid 19 infuria. Il 26 luglio i contagiati erano 573.394 e i morti 18.804, 204 in più in 24 ore. Dal primo del mese sono in vigore il coprifuoco dalle 20 alle 5 di mattina e il confinamento nei fine settimana nell’area della Grande Tunisi. Il ministro degli esteri Luigi di Maio ha ricordato che proprio dalla Tunisia arriva il principale flusso migratorio di quest’estate.  E’ un triste epilogo per il Paese che diede il via alle primavere arabe, quello che pareva essere l’eccezione democratica in un quadro che invece altrove ha rinforzato le dittature o scatenato guerre civili come l’interminabile macelleria in Siria.