Di Lorenzo Bianchi

Un commentatore del settimanale “Jeune Afrique” lo paragona già al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Kais Saied, 63 anni, il capo dello stato tunisino, ha ordinato il primo arresto di un deputato sfruttando la revoca dell’immunità parlamentare che ha decretato nella notte del 25 luglio. Dietro le sbarre è finito Yassine Ayari, un parlamentare indipendente eletto in una circoscrizione tedesca. Lo hanno catturato le forze di sicurezza del Capo dello stato davanti alla sua abitazione. La moglie Cyrine Fitouri ha descritto su “Facebook” un’irruzione nella quale agenti in borghese hanno fatto ricorso alla forza. Ayari, 39 anni,  in passato era stato denunciato per ben tre volte dai giudici con le stellette dopo il mese di marzo del 2017 per “diffamazione  e oltraggio all’istituzione militare”. Il 26 giugno del 2018 era stato condannato a tre mesi di prigione. Nel 2011 il blog di Ayari era stato un punto di riferimento nella rivolta contro Zine el Abidine Ben Ali. Nei giorni scorsi era finito in cella Seifeddine Makhlouf, un parlamentare islamista del partito Al Karama. In marzo assieme ad altri deputati della sua stessa compagine politica aveva tentato di convincere con le maniere forti il personale dell’aeroporto di Tunisi a lasciare che partisse un aspirante “combattente straniero” intenzionato a unirsi a una milizia islamica radicale.

 

Quattro appartenenti al partito “Ennahda”, la filiale tunisina dei Fratelli Musulmani che ha 54 deputati sui 217 che siedono in Parlamento, sono stati deferiti al giudice istruttore del Tribunale di Tunisi per aver commesso “atti di violenza davanti al Parlamento a seguito dell’annuncio delle decisioni del Presidente della Repubblica. Uno è un componente del Consiglio della Shura, la direzione di Ennahda, un altro è uno stretto collaboratore del leader Rashid Gannouchi e un terzo è la sua guardia del corpo. Gannouchi aveva denunciato il “golpe” di Saied e aveva chiesto nuove elezioni a tamburo battente. Il capo dello stato domenica sera aveva concentrato il potere nelle sue mani ordinando la chiusura del Parlamento per un mese, la cancellazione dell’immunità dei Parlamentari e il licenziamento del primo ministro Hichem Mechichi. Non contento, si era insediato nella carica di Procuratore Generale della Repubblica che gli conferisce  il potere di arrestare i parlamentari. I ministri della difesa, della giustizia, delle finanze e delle comunicazioni sono stati rimossi.

 

La svolta è arrivata dopo una giornata di proteste di piazza contro il governo nella capitale, a Sousse, a Monastir, a Kairouan. Il potere ora è accentrato nelle mani del presidente Kais Saied, 63 anni, un laico conservatore esperto di diritto costituzionale che in passato ha teorizzato la reintroduzione della pena di morte e l’esclusione degli omosessuali dalla vita sociale del Paese. Mezzi militari e poliziotti hanno circondato il Parlamento, la sede della tv statale e i principali edifici del governo. Rashid Gannouchi, che presiede l’assemblea legislativa, ha tentato inutilmente di entrare nel palazzo e ha subito gridato “al colpo di stato contro  la rivoluzione e contro la Costituzione”. Dopo aver resistito per qualche ora chiuso nella sua auto ha deciso di ritirarsi. Nei confronti suoi e di altri 64 deputati che hanno avuto problemi con la giustizia sarebbe già in vigore un divieto di espatrio. Diverse persone hanno riportato ferite nei tafferugli fra i sostenitori di Gannouchi e quelli di Saied.

 

Nella notte di domenica l’annuncio delle decisioni prese dal Presidente a Cartagine (assieme ai vertici delle forze di sicurezza e dell’esercito) aveva innescato manifestazioni di giubilo e cortei di auto a clacson spiegati. “Abbiamo preso questa decisione – ha detto il Presidente all’emittente di stato “Al Wataniya” prima di concedersi un bagno di folla nella Avenue Bourghiba – fino a quando non tornerà la calma e lo stato non sarà in sicurezza”. “Chiunque – ha avvertito – pensa di fare ricorso alle armi  e chiunque esploderà un solo colpo sappia che le forze armate risponderanno sparando”. Al vertice del ministero dell’interno il Capo dello stato ha nominato ad interim Ridha Gharsallaoui, già consigliere per la sicurezza nazionale, un ex poliziotto. A “Radio Mosaique”  Ghannouchi ha detto di non essere stato consultato. Saied gli ha risposto di aver preso una decisione “ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione” e che “chi parla di golpe dovrebbe tornare al primo anno di scuola elementare”. Sulla propria pagina Facebook il network televisivo del Qatar “Al Jazeera” aveva scritto che che il premier in carica Hichem Mechichi, alla guida di un gabinetto di ministri indipendenti dai partiti, era agli arresti in casa sua e che aveva intenzione di riunire il consiglio dei ministri. Saied ha ordinato che la sede locale dell’emittente venisse chiusa.

 

Una ventina di alti funzionari governativi è stata cacciata dall’incarico. Fra questi spiccano i nomi di Lazhar Loungou, direttore generale dei servizi speciali presso il ministero dell’interno, e di Taufik Ayouni, il procuratore generale militare. Ha perso il posto anche Mohammed Lassaad Dahech, direttore della tv pubblica nazionale “Wataniya”. Sarà sostituito da Awatef Dali. Iol presidente gli ha dato il benservito dopo che Amira Mohamed, vicepresidente del sindacato dei giornalisti tunisini, aveva denunciato di essere stata bloccata all’ingresso dell’emittente. Nonostante questa sfilza di iniziative repentine la popolarità di Saied continua ad essere alta. Un sondaggio di Emrhod Consulting gli attribuisce l’87 per cento dei consensi dei suoi cittadini in un Paese che sta affondando.

 

Secondo l’istituto tunisino delle statistiche (INS), il tasso di disoccupazione totale nel Paese ha raggiunto il 15,1%. Nel 2020 le entrate legate al turismo sono crollate del 65 per cento rispetto all’anno precedente. Il Covid 19 infuria. Il 26 luglio i contagiati erano 573.394 e i morti 18.804, 204 in più in 24 ore. Dal primo del mese sono in vigore il coprifuoco dalle 20 alle 5 di mattina e il confinamento nei fine settimana nell’area della Grande Tunisi. Il ministro degli esteri Luigi di Maio ha ricordato che proprio dalla Tunisia arriva il principale flusso migratorio di quest’estate.  E’ un triste epilogo per il Paese che diede il via alle primavere arabe, quello che pareva essere l’eccezione democratica in un quadro che invece altrove ha rinforzato le dittature o scatenato guerre civili come l’interminabile macelleria in Siria.