Di Lorenzo Bianchi

Alla vigilia dell’insediamento di Joe Biden la teocrazia iraniana mostra i muscoli. In meno di tre settimane si è esibita in altrettante esercitazioni militari culminate nel lancio di  missili balistici (nella foto) che hanno colpito due obiettivi a 1800 chilometri di distanza volando da un deserto nell’Iran centrale fino all’Oceano indiano settentrionale.

Entro 4 o 5 mesi  a Isfahan, nella parte occidentale del Paese, comincerà la produzione di uranio metallico che secondo Francia, Germania e Regno Unito non serve a nulla in centrali nucleari per usi civili. Il “Wall Street Journal” pubblica la notizia che l’informazione è stata comunicata mercoledì scorso all’Agenzia delle Nazioni Unite contro la proliferazione delle armi nucleari, in sigla Aiea. La Germania, la Francia e la Gran Bretagna la considerano una aperta violazione del Piano di azione globale congiunto (Jcpoa) del 2015 che avrebbe dovuto congelare i programmi nucleari iraniani per dieci anni. Teheran ribatte che sta solo tentando di assicurare combustibile avanzato a un reattore di ricerca della capitale. Nel 2018 l’accordo è stato denunciato e abbandonato dal presidente statunitense Donald Trump.

L’esercitazione  “Grande Profeta 15” è cominciata venerdì sotto gli occhi del comandante dei Pasdaran Hossein Salami, del numero dell’aeronautica delle Guardie della Rivoluzione Amir Ali Hajizadeh e del capo di stato maggiore delle forze armate Mohammad Bagheri. Una squadriglia di droni armati sviluppati in Iran ha preso di mira i sistemi difensivi del potenziale nemico.  Poi sono piovuti missili terra-terra a combustibile solido “Zelzal” e “Dezful” della classe “Zolfaqar” capaci di colpire a 700 chilometri di distanza, vettori dotati di testate rimovibili e a bassa sezione dei radar che inquadrano gli obiettivi da centrare. Amir Hajizadeh ha precisato che possono essere lanciati in 5 minuti.  Il giorno dopo dal deserto sono partiti i missili balistici di varie classi che avrebbero centrato i due obiettivi nell’Oceano indiano settentrionale.

Salami ha definito il lancio “una svolta che consente di colpire navi che solcano l’oceano dal cuore della nostra terra”. Per Bagheri “se i nemici dovessero avere cattive intenzioni, saranno semplicemente distrutti dai nostri missili. “Grande Profeta 15” è la terza ondata di manovre  in meno di due settimane. Il 5 e il 6 gennaio l’esercito aveva lanciato i suoi droni. Mercoledì e giovedì la marina di Teheran aveva pattugliato il golfo di Oman.

In precedenza il Parlamento dominato dai conservatori aveva deciso di arricchire l’uranio fino al 20 per cento travolgendo la soglia del 3,67 fissata dagli accordi del 2015 firmati da Iran, Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania. Per le testate atomiche occorre arrivare al 90-95 per cento. Il Paese si troverebbe ad avere a sua disposizione circa 120 chili all’anno di materiale fissile. Secondo il giornale “Times of Israel” all’inizio della settimana il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha detto che “Teheran sta avanzando abbastanza rapidamente verso la soglia del 20 per cento e che sono rimaste solo “settimane per salvare l’intesa del 2015”.

Il Paese è devastato dalla pandemia del Covid-19. Il 10 febbraio le celebrazioni per l’anniversario della Rivoluzione del 1979 e della cacciata dello shah Reza Pahlavi sono state annullate. Il presidente Hassan Rouhani ha annunciato simbolici cortei di auto e di motociclette. La vaccinazione del personale medico comincerà solo a metà marzo.  In primavera e in collaborazione con Cuba il Paese produrrà un suo vaccino che si chiamerà “Pasteur”.

Il 30 novembre è stato ucciso sul confine fra la Siria e l’Iraq con un drone  il generale dei Pasdaran Muslim Shahedan. Tre giorni prima a est di Teheran e in pieno giorno un robot comandato da remoto, se si deve credere alla versione dell’agenzia dei Pasdaran “Fars”, aveva eliminato il padre dell’atomica degli ayatollah Mohsen Fakhrizadeh. La doppia debacle aveva fatto affiorare contrasti fra conservatori e riformisti che erano rimasti sottotraccia dal 2009. Shahedan, un alto ufficiale dei Guardiani della rivoluzione è stato fulminato da un missile lanciato da un drone a Qaim, un’area a lungo controllata dall’Isis. La notizia è stata trasmessa dall’emittente televisiva degli Emirati Arabi Uniti “Al Arabiya” che cita fonti della sicurezza irachena. Il generale era il responsabile operativo dei Pasdaran schierati lungo la linea di demarcazione fra i due Stati, un contingente che appoggia il presidente siriano Bashar  al Assad. Fonti della sicurezza irachena sostengono che stava trasportando armi in Siria. Assieme a lui hanno perso la vita altre tre persone.

Sulla fine di Fakhrizadeh si registrano due versioni molto diverse.  La “Fars” sostiene che l’operazione è durata solo tre minuti e senza nessun uomo schierato sul terreno. Sul bordo della strada c’era un furgone Nissan. Sul cassone era montata una mitragliatrice automatica di grosso calibro comandata da un satellite. Fakhrizadeh viaggiava su un Suv blindato assieme alla moglie. Il veicolo era scortato da tre auto. La coppia era diretta verso la casa di parenti che abitano nei sobborghi di Teheran. Ad Absard, a est della capitale, la prima auto del convoglio si è allontanata  per fare un sopralluogo. Fakhrizadeh ha sentito uno schianto ed è sceso dalla vettura. In quel momento dalla Nissan sono partiti i proiettili. Tre lo hanno colpito a morte alla schiena. Subito dopo il veicolo dal quale è partito il fuoco è saltato in aria. Secondo le prime indagini Il proprietario del furgone avrebbe lasciato l’Iran il 28 ottobre.

Un’altra agenzia, la “Irib”, ha sostenuto che l’azione è stata condotta da un commando di dodici uomini arrivati in moto  e in auto dopo l’esplosione del furgone Nissan. Tutti sarebbero riusciti a dileguarsi.  Alcuni anni fa Fakhrizadeh era sopravvissuto a un attentato che, secondo il regime, era stato organizzato dal Mossad, il controspionaggio israeliano all’estero. Nel 2018 il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che lo scienziato era “il capo degli sforzi dell’Iran per acquisire la bomba atomica”, lo stesso ruolo denunciato nel 2011 dall’Aiea. Secondo l’intelligence israeliana lo scienziato avrebbe continuato le sue ricerche sull’uranio, sugli esplosivi ad alta potenza e sulle testate dei missili all’interno della “Organizzazione per l’innovazione e la ricerca difensiva”, in sigla Spnd .