Sigarette elettroniche, pro e contro (Imagoeconomica)
Sigarette elettroniche, pro e contro (Imagoeconomica)

New York, 29 gennaio 2018 - Danni al DNA, con l'aumento del rischio di sviluppare malattie cardiache e di tumori ai polmoni e alla vescica, potrebbero essere conseguenza dell'uso di sigarette elettroniche.  Lo indicano i test della New York University pubblicati sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas). Il team di ricerca, guidato dal professore Moon-shong Tang, ha osservato nei topi esposti al fumo di e-cig, l'aumento di casi di danni nel Dna di cuore, polmoni e vescica, e una sua minore capacità di ripararsi.

Ma la cosa più preoccupante della ricerca americana è il fatto che effetti simili a quelli visti sul patrimonio genetico dei topi sono stati registrati anche sulle cellule umane di polmoni e vescica, esposte in laboratorio alla nicotina e ad un prodotto carcinogeno derivato dalla nicotina, l'nnk. Nelle cellule umane è stato riscontrato anche un maggior tasso di mutazione e di trasformazione in cellule tumorali. 

Sigarette elettroniche, cosa è vero e cosa è falso. Il fact checking

I risultati delle sperimentazioni suggeriscono, quindi, che nonostante le sigarette elettroniche abbiano meno agenti cancerogeni rispetto al fumo di tabacco, chi usa gli "svapatori" potrebbe incorrere in un rischio di sviluppare tumori polmonari e della vescica, nonché malattie cardiache, maggiore rispetto a quello dei non fumatori. 

image

I RISCHI - Il fumo della sigaretta elettronica "modifica la struttura del Dna e la sua capacità di ripararsi", osserva Gerry Melino, biologo molecolare dell'università di Roma Tor Vergata. "Non è stata dimostrata una cancerogenesi vera e propria, ma si è visto - rileva - che il fumo delle e-cig altera alcune basi del Dna, in particolare la guanosina, in più organi: oltre che nei polmoni, molto sensibili al fumo, nella vescica e nel cuore". Tutto ciò è dovuto sia alla nicotina che all'nnk, che "a sua volta forma altri derivati che attaccano le basi del Dna. Nelle cellule umane si è notata inoltre una riduzione delle proteine impiegate nella riparazione dei danni del Dna".

MONDO SCIENTIFICO DIVISO - Molto si è dibattuto in questi anni, una decina circa dall'avvento delle sigarette elettroniche, sulle loro reali conseguenze sulla salute. Infatti dopo l'iniziale euforia davanti alla possibiltà di 'fumare' senza le classiche complicazioni degli effetti dannosi delle sigarette tradizionali, la comunità scientifica ha cominciato a interrogarsi se realmente le e-cig fossero davvero così innocue come si sosteneva, e si è divisa nella risposta: utili per smettere di fumare, o al contrario un ulteriore problema per la salute dei fumatori.

Un rapporto del 2016 della National Academies of Sciences, Engineering and Medicine di Washington mostrava anche un altro rischio: la sigarette elettroniche possono rendere dipendenti dalla nicotina gli adolescenti, e prortarli alle sigarette classiche. Anche se lo stesso rapporto conclude che ci sono prove "limitate" di un possibile accostamento dell'e-cig ai tumori.

A BOLOGNA LE ANTICIPAZIONI - Nel 2017 uno studio del Dipartimento di farmacia e biotecnologie dell’Università di Bologna uscito sulla rivista Scientific Reports-Nature denunciava le e-cig, che secondo i ricercatori  causerebbero nel tessuto polmonare delle cavie uno stress ossidativo spesso imputato come concausa di tumori, invecchiamento cellulare e malattie degenerative.

Il report sembra aver anticipato quanto adesso sostiene  la  New York University, come spiegava la ricercatrice in Farmacia e Biotecnologie, Donatella Canistro, sulle pagine del nostro giornale: "Il danno forse più grosso, è quello che colpisce le cellule del sangue: i vapori riuscirebbero a danneggiarne il patrimonio genetico, e cioè il Dna". Gli effetti: induzione di patologie complesse che possono portare al cancro o arteriopatie.

Di conseguenza anche le esalazioni delle sigarette elettroniche sono a rischio: il vapore passivo dell'e-cig quindi meno dannoso di quello delle sigarette, ma non per questo non pericoloso per la salute.

"TEST ESASPERATI" - Secondo Riccardo Polosa, docente presso l'Università di Catania, fondatore e direttore scientifico della Lega Italiana Anti Fumo (Liaf), lo studio della New York University, pubblicato su Pnas, presenta dei limiti. "Le condizioni riprodotte in questi esperimenti sono esasperate e favoriscono la produzione di sostanze tossiche alla stessa stregua di un 'tostapane' che viene settato per bruciare il pancarrè. I nostri studi su pazienti affetti da malattie polmonari non solo dimostrano una assenza di danno ma evidenziano gli stessi miglioramenti che possono ottenersi smettendo di fumare". 

"C'E' UN EQUIVOCO DI PARTENZA" - Invece per Fabio Beatrice, professore presso l'Università di Torino e Direttore della S. C. di Otorinolaringoiatria e del Centro Antifumo dell'Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino, "si tratta di notizia che vive su un equivoco di fondo che è prima culturale e poi scientifico. E' necessario dunque individuare la corretta prospettiva dalla quale analizzare lo scenario del fumo elettronico. Le e-cig producono una quantità di sostanze cancerogene ed irritanti nettamente inferiore rispetto al fumo tradizionale. La produzione di cancerogeni nel vapore di sigaretta elettronica è stata ampiamente studiata. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che le sigarette elettroniche producono sostanze nocive in misura di almeno il 95% inferiore rispetto al normale fumo da combustione dei prodotti del tabacco tradizionale". 

Quindi le e-cig vanno prese per quello che sono in realtà:  "Si chiama riduzione del rischio, ed è su questo,  e non su altro, che dovremmo concentrarci se davvero vogliamo offrire un'alternativa ricevibile ai fumatori tradizionali e affrontare, in modo pragmatico e non ideologico, il vero dramma legato al mondo del fumo: gli 80mila morti l'anno causati dalle sigarette tradizionali".

L'e-cig sono anche nel mirino della Food and Drug Administration, l'agenzia Usa che regola i farmaci, per il rischio di esplosione delle loro batterie. Rimane in sospeso invece la questione sul se concedere o meno la commercializzazione oltreoceano dei dispositivi Iqos, quelli che scaldano il tabacco senza bruciarlo.