Runner (Dire)

Roma, 21 settembre 2018 - Può un bite migliorare le prestazioni di atleti professionisti? Sembra proprio di sì. Ideato dal dentista Pietro D’Agostino il Race bite realizzato con l’ausilio di test dinamici, supera, infatti, la vecchia concezione degli apparecchi indossati dagli sportivi, semplici calchi della dentatura utilizzati per migliorare il comfort, accompagnando i movimenti del corpo e favorendo il riallineamento dell'articolazione temporomandibolare. La conferma della sua efficacia arriva da una recente ricerca del Laboratorio di Fisiologia dell’Esercizio del Dipartimento di Scienze Motorie, Umane e della Salute dell'Università di Roma Foro Italico che ha studiato nove canottieri durante lo svolgimento di un test di 1000 metri al vogatore. “Il mio obiettivo è portare questa cultura a beneficio di tutti – afferma D’Agostino– . Si potrebbe fare tanto, studiare campioni più ampi, ma servono fondi per la ricerca che purtroppo in Italia scarseggiano”.

Come nasce l’idea del Race bite?

"L’idea mi è venuta moltissimi anni fa  e nasce da una mia esperienza personale. Avendo l’hobby di guidare macchine sportive in pista mi sono reso conto che in determinate situazioni ero portato a stringere i denti in maniera molto forte. È un riflesso involontario che può presentarsi quando solleviamo un peso o facciamo qualcosa di molto impegnativo. Mi sono quindi interrogato sulle ripercussioni di questo stringere i muscoli quando ci troviamo in una postura particolare, come può essere quella di un pilota. Un pilota quando guida applica, infatti, sull’arcata dentale forze di svariate decine di chili attivando una muscolatura molto vicina al cervello. Così, ho iniziato a fare delle prove sugli atleti e nel tempo, sono arrivato a realizzare il Race bite con l’obiettivo, innanzitutto, di ottimizzare l’equilibrio". 

Quali sono stati i risultati?

"Abbiamo ottenuto degli ottimi risultati con i motociclisti o in sport dove la dinamica è molto importante come la voga. Riuscendo a ottimizzare l’equilibrio dell’atleta nel momento in cui stringe i denti si ottiene un miglioramento sia dal punto di vista della prestazione che del risparmio energetico. Un minore stress del cranio riducendo l’affaticamento fornisce, infatti, una maggiore lucidità mentale". 

Le caratteristiche del Race bite variano a seconda dello sport?

"Certamente. Ogni race bite è un pezzo unico realizzato tenendo conto della postura che viene utilizzata dal singolo atleta durante l’atto sportivo. Un bite destinato a un motociclista sarà molto diverso da quello di un pilota di macchine. E questo perché si tratta di un prodotto estremamente sofisticato che tiene conto della fase dinamica dell’attività svolta. La realizzazione di un Race bite parte dalle rilevazioni di studio effettuate sulla singola persona che vengono poi riportate nella fase posturale. Si passa poi al monitoraggio dell’attività dell’atleta durante l’atto sportivo al fine di apportare all’aparecchio i ritocchi necessari per renderlo il più preciso e adeguato possibile alle specifiche necessità". 

Il suo utilizzo è indicato in tutti gli sport?

"Teoricamente sì. L’unico in cui, a logica, credo che il suo utilizzo non sia possibile è il nuoto a causa della particolare respirazione degli atleti. Mi sono, però, ripromesso di parlare con nuotatori professionisti per valutare la sua eventuale applicazione in questo sport". 

È consigliato anche a chi pratica sport a livello amatoriale?

"Realizzare un Race bite professionale comporta un dispendio di tempo, energia e personale enorme. Abbiamo capito, tuttavia, che smorzando alcune sue caratteristiche possiamo arrivare ad allargare la platea. L’esperienza fatta con il Race bite ci permette, infatti, di perfezionare i classici bite, ampliando il loro campo di utilizzo e fornendo migliori risultati ai pazienti".

Quale possono essere gli ambiti di applicazione di questi bite? 

"La mia idea sarebbe quella di realizzare, oltre al Night bite da indossare quando si dorme e a uno Sport bite, dedicato a tutti gli sportivi, anche un bite dedicato a chi guida un autobus, un camion o lavora tutto il giorno seduto su una sedia davanti a un computer".