Cambiare in meglio il proprio stile di vita, si sa, può essere una mossa azzeccata per riscontrare miglioramenti nella salute fisica e mentale. E per ridurre le medicine che assumiamo per combattere i problemi di pressione sanguigna. A confermarlo è uno studio dell’American Heart Association, che si è concentrato nello specifico sul rapporto tra il binomio sport-dieta sana e l’ipertensione.

LO STUDIO
Gli esperti hanno preso in considerazione 129 donne e uomini (età compresa tra i 40 e gli 80 anni) che avevano problemi di pressione arteriosa alta. All’inizio dello studio, i dati sulla pressione ematica dei partecipanti oscillavano tra il 130-160 e l’80/99 mmHg. Il periodo di osservazione è durato 16 settimane.



I ricercatori hanno diviso i soggetti in tre gruppi: il primo ha cambiato la propria dieta (più frutta e verdura, meno grassi, meno zuccheri e meno carne rossa) e preso parte a un programma di controllo del peso, che includeva delle consulenze e dell’esercizio fisico per tre volte alla settimana; il secondo si è concentrato solo sul miglioramento delle abitudini alimentari; il terzo non ha modificato né in meglio né in peggio il proprio stile di vita in termini di dieta e sport.

DIETA SANA E ATTIVITÀ FISICA
Alla fine dello studio, i pazienti del primo gruppo (dieta sana ed esercizio fisico) hanno mostrato una riduzione media della pressione arteriosa di 11 mmHg sistolici e 8 diastolici; i valori dei membri del secondo gruppo (solo dieta sana) sono invece diminuiti di 3 mmHg sistolici e 4 diastolici.

Inoltre, solo il 15% dei partecipanti del primo gruppo aveva un livello di pressione arteriosa che richiedeva la somministrazione di farmaci antipertensivi. Come da previsione, nei membri del terzo gruppo non sono stati riscontrati miglioramenti di alcun genere.

MENO FARMARCI
“I cambiamenti dello stile di vita attraverso una dieta sana e lo sport possono ridurre il numero di pazienti che ha bisogno di farmaci per abbassare la pressione arteriosa, in particolare nei soggetti con dei valori simili a quelli dei 129 partecipanti”, ha spiegato Alan Hinderliter, professore di medicina all’University of North Carolina e autore principale dello studio. I risultati sono stati incoraggianti e nei prossimi mesi verranno condotti altri studi per confermare (ed eventualmente approfondire) quanto rilevato dall’American Heart Association.