Foto: Giuliamar/Pixabay CC0 Creative Commons
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Mettere a punto una valida offerta di cocktail è il primo requisito, per un locale che voglia emergere da protagonista in una scena sempre più competitiva. Il passo successivo non è effettuato da tutti, però molti lo compiono: si tratta di realizzare un menù accattivante, che non si limiti a essere il classico elenco di ingredienti ma che giochi con la creatività. Abbiamo per esempio quello del BlackTail di New York, corredato da un saggio sulla storia della vita notturna cubana, oppure quello del Trick Dog di San Francisco, che è fatto come un libro per bambini e si è aggiudicato il titolo di menù più bello al mondo. Ma il Tippling Club di Singapore ha portato la competizione su un altro livello, inventandosi i menù sensoriali.

Per approfondire: Il locale con il menù più bello del mondo

I MENÙ SENSORIALI PER I COCKTAIL
Il Tippling Club di Singapore è composto da un ristorante, guidato da chef Ryan Clift, e da un cocktail bar capitanato dal bartender Joe Schofield. Insieme si sono inventati il menù sensoriale, che ad oggi vanta due incarnazioni diverse: quella che gioca con gli odori e quella che lavora sui sapori. Nel primo caso abbiamo una serie di strisce di carta profumate da annusare per scegliere la propria ricetta, nel secondo degli orsetti gommosi da masticare per farsi un'idea sul sapore del cocktail. Che profumo ha un Negroni? E che sapore ha un orsetto gommoso Gin&Tonic? Per scoprirlo bisogna andare a Singapore e prepararsi a spendere 24 dollari a bicchiere, indipendentemente dal contenuto.

UNA SFIDA DIFFICILE

L'idea colpisce l'immaginazione, ma Ryan Clift e Joe Schofield ci tengono a sottolineare che è costata tempo e denaro, perché non è stato semplice fare in modo che la stimolazione sensoriale corrispondesse effettivamente a uno specifico cocktail. Nel caso poi degli orsetti gommosi era necessario che mantenessero una loro identità aromatica anche dopo essere stati conservati all'interno di un sacchetto di carta: il menù si presenta infatti così ed era importante che i sapori non “passassero” da un orsetto all'altro, influenzando in modo più o meno grande la resa al palato.

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