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Lo chef stellato che si scaglia contro le "finte allergie"

Il celebre chef Nick Bril ha preso posizione contro i clienti che dicono di avere problemi alimentari che in realtà non hanno, mettendo in difficoltà i ristoranti 

Ultimo aggiornamento il 25 luglio 2018 alle 14:30
Le "finte" allergie causano problemi ai ristoranti - Foto: KuzminSemen/iStock
Negli ultimi anni i ristoranti stanno prestando sempre maggiore attenzione alle allergie e alle intolleranze alimentari dei clienti. Uno sforzo senza dubbio apprezzabile e doveroso, ma che sta mettendo in difficoltà i locali di alta cucina, soprattutto quando si trovano ad affrontare richieste che sembrano ingiustificate. È la posizione dello chef Nick Bril, titolare del The Jane di Anversa, un ristorante due stelle Michelin considerato fra i migliori del mondo.

LO CHEF CONTRO LE FINTE ALLERGIE
Qualche giorno fa Bril ha pubblicato una storia su Instagram nella quale esprimeva il suo fastidio verso le frequenti (troppo, a suo dire) richieste di modifiche dei piatti: "Esigenze alimentari, restrizioni, allergie… È diventato impossibile lavorare". Vista la caratura del personaggio, la sua uscita ha suscitato un certo scalpore attirandogli sia la solidarietà dei colleghi, sia risposte aggressive da parte di molti utenti.

Bril ha quindi pubblicato un nuovo post nel quale chiarisce dettagliatamente la sua posizione, rivolta contro gli abusi che alcuni clienti fanno di allergie e intolleranze di cui in realtà non soffrono: "Se le persone hanno problemi con certi ingredienti e ci avvisano per tempo con educazione, possiamo provvedere. Preparare piatti senza glutine e lattosio, eliminare le arachidi, eccetera: si può fare, e ovviamente lo facciamo!".

"Ma c'è una linea sottile che separa chi ha davvero problemi e chi invece sostiene di averli a sproposito, solo perché non ama certi sapori o pensa che non gli piaceranno… oppure perché d'estate vuole fare bella figura in costume da bagno".

LE CONSEGUENZE IN CUCINA
Lo chef spiega che tempestare un ristorante di richieste non basate su esigenze reali, ma solo su una "moda", costa una mole di lavoro aggiuntivo, aumenta il livello di stress nel personale, incide sui metodi e sul flusso delle preparazioni.

"L'alta cucina è rivolta a chi ama la gastronomia e desidera esplorare nuovi sapori. Ma sommergerci con una sfilza di ingredienti che non volete mangiare, pretendendo però allo stesso tempo di avere un menu di quindici portate gustoso, coinvolgente, ricco di sfumature ed emozionate, equivale a chiederci di fare miracoli".

Chiarendo ancora una volta che lui e i suoi colleghi cuochi faranno sempre di tutto per venire incontro a chi soffre di problemi alimentari, conclude con un appello a chi invece esagera con le richieste: "Tutti coloro che usano queste intolleranze e allergie solo per rimanere nella loro comfort zone [pur andando a mangiare in un ristorante gourmet], provino invece ad aprirsi a quegli chef che dedicano la loro vita a preparare cibo in un modo unico".


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