Verona, 25 maggio 2018 – Va di moda l’autotrapianto di capelli ma è sempre più diffusa la tendenza ad affidarsi ad agenzie e pacchetti tutto compreso che indirizzano i pazienti italiani in Turchia, Albania, Grecia per contenere i costi, e bisogna stare attenti. L’anno scorso nel nostro paese oltre cinquemila persone si sono sottoposte a un trapianto di capelli. Si stima che migliaia di clienti si siano affidati alle organizzazioni commerciali che reclutano i pendolari della chirurgia estetica.

“Quello che è certo è che a noi arrivano molte complicanze da trattare, come infezioni croniche o cicatrici diffuse contro cui poco si può fare”. A lanciare l’allarme per primo è stato Giampiero Girolomoni, professore ordinario di dermatologia all’Università di Verona, intervenuto al congresso della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse), sodalizio presieduto dal professor Piergiacomo Calzavara Pinton, che riunisce 1.300 dermatologi.

La nuova Mecca della lotta alla calvizie è la città di Istanbul. Nella metropoli turca si sono moltiplicate le cliniche tricologiche cosmetiche (se ne contano circa 300) che offrono un trapianto di capelli a meno di 3mila euro, affermano i congressisti, la metà di quanto richiesto da un intervento eseguito professionalmente da medici in Italia. Altre destinazioni, talvolta offerte da pubblicità su emittenti private, giornali o siti internet offrono il trapianto di capelli low cost in Grecia e Albania.

“Negli ultimi 10 anni il numero di pazienti che richiedeva un trapianto di capelli era molto superiore al numero di chirurghi che potessero soddisfare tale richiesta - spiega Piero Rosati, docente universitario, chirurgo con esperienza ultra trentennale -. Così anche molti soggetti tra i meno qualificati si sono buttati in questa attività, senza avere competenze specifiche, privi di strutture sanitarie alle spalle e senza personale adeguato. E lo hanno fatto rispolverando una vecchia tecnica, alla quale è stato dato un nuovo nome, chiamata FUE (Follicular Unit Extraction, asportazione di elementi follicolari). I capelli vengono letteralmente strappati dalla nuca con appositi strumenti e impiantati nelle aree diradate, possono praticarla anche medici debuttanti nell’autotrapianto di capelli, meno onerosa di altre tecniche più avanzate, come la FUT (Follicular Unit Transplant, autotrapianto di zolle follicolari)".

L'intervento low cost presenta fattori di incertezza che lo possono rendere controindicato, spiega lo specialista, come "miriadi di piccole cicatrici che possono andare a determinare una fibrosi del cuoio capelluto con aspetto detto a scolapasta e con un effetto negativo sia sui capelli trapiantati che su quelli ancora presenti nella zona donatrice e ricevente. Inoltre, negli ultimi anni si osservano sempre più casi che - a distanza di anche meno di 2 anni con tecnica FUE - lamentano caduta di capelli trapiantati oltre che un grave diradamento dell’area donatrice. Una tecnica obsoleta secondo il mio modo di vedere".

"Ecco perché il gold standard delle tecniche di autotrapianto resta la FUT come ribadito da diversi articoli scientifici americani – aggiunge il prof. Rosati -. Un altro problema è il fatto che sempre più persone lamentano evidenti cicatrici frutto di prelievi multipli sulla stessa zona, visibili anche con i capelli corti. La tecnica FUE, nel prelevare i capelli, li può traumatizzare, abbiamo visto  percentuali inferiori di attecchimento e ricrescita”. "La FUT offre un maggior numero di capelli trapiantabili, garantisce una percentuale più alta di attecchimento e di ricrescita, è sempre applicabile a ogni tipologia di capello, lascia una cicatrice unica e sottilissima. Oltre al fatto che l’intervento chirurgico è più breve e non richiede l’associazione di una terapia farmacologica a vita".

“La tecnica FUT di autotrapianto di zolle di capelli, infine, rispetto alle tecniche low cost, richiede una buona esperienza chirurgica e una équipe specializzata più numerosa. All'estero è capitato di essere operati da personale infermieristico, addirittura da persone comuni - conclude Rosati -. Certo la FUT ha un costo più elevato, ma è il prezzo da pagare per evitare brutte disavventure e per avere la certezza che la nuova chioma trapiantata resti a lungo sulla testa dei pazienti. Infatti non è importante quanti capelli vengano impiantati ma quanti attecchiranno, quanti ricresceranno e rimarranno a vita”.

Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale