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Perché sul lavoro odiamo i più bravi?

Negli ambienti competitivi tendiamo a denigrare le persone più diligenti. Un modello di comportamento antico 

Ultimo aggiornamento il 23 luglio 2018 alle 12:33
L'invidia sul lavoro è un comportamento ancestrale - foto antonio guillem istock

In ambiente di lavoro o in situazioni di competizione, le persone particolarmente collaborative e generose finiscono per attirare l'odio degli altri. È un po' la vecchia storia del primo della classe che diventa antipatico a molti, solo che stavolta è una ricerca scientifica, condotta alla University of Guelph, in Canada, a sostenere questa teoria.

LA REGOLA DEL SOSPETTO
Lo studio, pubblicato su Psychological Science, ha come premessa la teoria che nella maggior parte dei casi le persone cooperative risultano amate dagli altri quando i 'cattivi' e chi non coopera vengono puniti per le loro azioni. Ma in tutte le culture, spiega l'autore dello studio Pat Barclay, esiste anche un modello sociale che vede come antipatici i 'bravi ragazzi', che finiscono per essere odiati e puniti dagli altri. Il sospetto, la gelosia e l'ostilità verso chi sembra migliore di noi sono aspetti profondi della nostra psicologa, spiega Barclay.



DENIGRARE GLI ALTRI PER AUTODIFESA
Lo studio partiva dal presupposto che il comportamento cooperativo finisca per attrarre di più l'odio e le angherie dei colleghi nelle situazioni in cui membri competono tra loro. E gli studi antropologici condotti presso l'ateneo canadese hanno dimostrato che in effetti, in assenza di concorrenza, la cooperazione aumenta.
Dalla ricerca emerge che questo modello di comportamento è piuttosto diffuso negli ambienti lavorativi, dove la competitività è alta. E prevede la tendenza a denigrare i colleghi diligenti, soprattutto quando pensiamo che questi possano farci apparire cattivi sul posto di lavoro (ma anche in situazioni pubbliche).



UNA DINAMICA ANCESTRALE
Un comportamento del genere serviva ad esempio a impedire che qualcuno prendesse il sopravvento sugli altri nelle società egualitarie di cacciatori-raccoglitori: i più prestanti venivano messi da parte per difendere lo status quo.
Questa dinamica sociale è rimasta radicata nel nostro modus vivendi, basti pensare, spiega Barclay alle aziende odierne in cui alcune persone sorvegliano gli altri sul lavoro, “per assicurarsi che nessuno si stia dando da fare più di quel che si ritiene normale: è un modo per riportare a terra queste persone e impedire loro di apparire migliori”. Il paper cita questi modelli comportamentali nei casi in cui qualcuno tenti di affrontare le disuguaglianze sociali o i problemi ambientali.
E secondo l'autore, aumentando la consapevolezza di questa strategia sociale competitiva, potremmo renderla più innocua.

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