Il QI dipende dalle dimensioni delle cellule - foto cosmin4000 istock
Il QI dipende dalle dimensioni delle cellule - foto cosmin4000 istock
Forse la scienza ha svelato il segreto dell'intelligenza: le persone dal QI più alto hanno semplicemente cellule cerebrali più grandi degli altri. Lo rivela uno studio condotto dalla Free University Amsterdam. Non si tratta solo di dimensioni: le cellule dei cervelloni sono anche meglio connesse fra di loro, il che permette di elaborare più informazioni e a una velocità maggiore rispetto agli altri.


TEST SUL QI E ANALISI DELLE CELLULE
Il team di ricerca olandese, coordinato da Natalia Goriounova, ha sottoposto un test del QI a 35 persone che avrebbero dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico al cervello. Durante l'intervento chirurgico, i medici hanno prelevato un piccolo campione di tessuto cerebrale sano dal lobo temporale, che è stato poi tenuto in vita e analizzato dall'equipe accademica. Il gruppo ha confrontato le dimensioni e la forma delle cellule cerebrali con i punteggi ottenuti dai pazienti nei test sul quoziente intellettivo.


LE DIMENSIONI CONTANO
L'indagine ha permesso di scoprire un dato molto evidente, ovvero che chi riportava punteggi più alti aveva cellule cerebrali significativamente più grandi e più ricche di dendriti, le piccole brevi estensioni del neurone principale che si connettono alle altre cellule: sono un elemento fondamentale nel trasferimento delle informazioni da una cellula all'altra.


VERSO UN NUOVO CERVELLO?
Lo studio è importante perché per la prima volta dimostra che esiste un legame fra le dimensioni fisiche e la struttura delle cellule cerebrali con il quoziente intellettivo. E non è ancora chiaro se le dimensioni delle cellule cerebrali derivino da cause genetiche o meno.
In realtà si tratta di un campo molto delicato, visto che il concetto di intelligenza è ancora poco definito scientificamente. Ma si tratta di un primo passo verso altri studi che possano partire da dati fisici per mappare meglio neuroni e circuiti del pensiero.
Ma anche, nell'arco di 50 anni, sviluppare i metodi delle neuroscienze per migliorare l'intelligenza umana, nonché trattare e prevenire le disabilità intellettive.