Quasi la metà delle persone ha ricordi completamente falsi dei primi anni di vita. Lo hanno scoperto i ricercatori di tre università inglesi in uno studio ampio e approfondito pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Science. Il team di ricerca, composto da scienziati della University of London, della University of Bradford e della Nottingham Trent University, ha dimostrato come il cervello arrivi a inventare dei "ricordi" di sana pianta.


I PRIMI RICORDI
I ricercatori hanno intervistato 6641 persone sui primi ricordi che avevano, chiedendo loro di contestualizzarli all'età che avevano in quel momento e di basarsi solo sulla loro esperienza diretta, prescindendo dalle storie narrate e dalle situazioni viste nelle fotografie di famiglia.

I ricercatori hanno poi esaminato il contenuto, la lingua, la natura e i dettagli delle descrizioni della prima memoria fornite dagli intervistati, cercando di capire i probabili motivi per cui le persone rivelano ricordi che, in teoria, non dovrebbero esistere. Perché la scienza, in varie ricerche, ha dimostrato che la memoria è inaffidabile (pensiamo alle testimonianze sui crimini) e che la maggior parte delle persone non ha ricordi accessibili prima dei tre anni di età: in questa fase della vita il nostro cervello non è in grado di conservare questo tipo di memorie. I sistemi che ci permettono di ricordare sono molto complessi, e solo quando abbiamo cinque o sei anni, l'età in cui il cervello si sviluppa e inizia a crearsi una matura comprensione del mondo, si formano i ricordi veri.


MEMORIE DI COSE MAI ACCADUTE DAVVERO
Una volta esaminati i dati, gli studiosi inglesi si sono accorti che 2487 persone – il 38,6% del totale – riferivano di avere ricordi risalenti a prima dei due anni; circa un terzo di questi, 893 persone, li attribuiscono a un periodo ancora anteriore, prima del primo anno di età.

Il problema quindi è che questi ricordi sono invenzione pura. Un'altra interessante evidenza emersa dallo studio è che i ricordi raccontati, per quanto non veri, erano del tutto plausibili rispetto all'età a cui in teoria apparterrebbero: le persone parlavano di presepi, pannolini, carrozzine, della prima volta che hanno camminato, della voglia di pronunciare le prime parole. E si è scoperto che più una persona era anziana, più era probabile che riportasse un primo ricordo precoce quanto inverosimile.


COME FUNZIONA IL RICORDO
La conclusione dei ricercatori è che questi ricordi non siano venuti necessariamente dal nulla, ma siano stati costruiti inconsciamente attraverso le fotografie e le storie raccontate da altri membri della famiglia.

"Quello che una persona ha in mente quando richiama i primi ricordi è una rappresentazione mentale costituita da frammenti di esperienze e da alcune conoscenze legate all'infanzia", spiega la psicologa Shazia Akhtar; "Ulteriori dettagli possono essere dedotti o aggiunti in modo non cosciente, ad esempio il fatto che si indossasse il pannolino quando si era in piedi nella culla. Nel tempo queste rappresentazioni mentali tendono a essere vissute semplicemente come ricordi".

Il meccanismo con cui ciò avviene è per ora sconosciuto, ma secondo gli studiosi si tratta di una specie di bisogno di completare nella propria testa una narrazione della propria storia di vita. Anche allo scopo di darsi un'auto-narrazione coerente, che sostenga un'immagine positiva di sé. Tanto è vero che, quando alle persone è stato detto che i loro ricordi erano falsi, non ci credevano.