Altro che persone non autonome da guidare dall'alto nelle loro scelte. Sono i bambini piccoli gli esseri umani in grado di prendere le decisioni migliori. Lo spiega un nuovo studio della University of Waterloo, in Canada, che ha evidenziato come più invecchiamo e più sbagliamo nel prendere decisioni. E che se a 4 anni riusciamo a analizzare più fonti di informazione per formulare scelte e giudizi, poi, a causa della fretta, siamo molto meno attenti. Rischiando di sbagliare.


MEGLIO A 4 ANNI
La ricerca canadese è stata organizzata in esperimenti per analizzare i processi decisionali di 288 bambini fra i 4 e i 6 anni. Lo scopo era determinare se nelle loro scelte avessero utilizzato informazioni numeriche, relazionali o di entrambi i tipi. I risultati raccontano che la fascia di età più attenta nel valutare e scegliere è stata quella dei 4 anni: il 55% di questi piccoli usava entrambi i tipi di informazioni, mentre il 45% si limitava a quelle relazionali. Nei bambini di 5 anni la percentuale di chi si affidava solo alle informazioni relazionali saliva al 70%, per arrivare al 95% nei bimbi di 6 anni.


I PROCESSI DEL CERVELLO
I ricercatori ritengono che l'uso eccessivo di informazioni derivanti dalle relazioni sociali non sia necessariamente negativo, ma lo studio mostra in modo evidente come siano i bambini più piccoli quelli propensi a prendere in considerazione entrambe le informazioni.
Più si cresce, insomma, e più si possono commettere errori nelle scelte. È meglio tenere in considerazione informazioni di tipo diverso, ma secondo il team canadese quando gli adulti formulano giudizi tendono a non usare tutte le informazioni a loro disposizione. Il motivo? Probabilmente perché il processo di analisi di tutti i dati richiede molto tempo e molta energia mentale.


PIÙ TEMPO PER LE SCELTE IMPORTANTI
La ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental Child Psychology, dimostra che i bambini di circa quattro anni iniziano a utilizzare scorciatoie nel pensiero, e che già a sei anni si ragiona come gli adulti, ottimizzando tempo e dati. Ma se utilizzare queste scorciatoie è una strategia molto efficiente, “dobbiamo essere consapevoli che può indurre a errori", afferma Stephanie Denison, professore associato presso il Dipartimento di Psicologia e co-autrice della ricerca, "Di conseguenza a volte dovremmo riflettere più approfonditamente e dedicare più tempo a raccogliere tutte le informazioni”.