Piccoli gesti quotidiani innescano il cambiamento
Piccoli gesti quotidiani innescano il cambiamento

Milano, 16 maggio 2018 - C’è un cammino capace di renderci più gioiosi, un percorso che ringiovanisce corpo e mente come un reset. Non è uno slogan. L’ha studiato Franco Berrino, medico, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, assieme a Daniel Lumera, formatore nella pratica della meditazione, e a David Mariani, allenatore specializzato nella riattivazione dei sedentari. Tre settimane, secondo studi scientifici e antiche sapienze, sono il tempo necessario per cambiare stile di vita e farla diventare una abitudine. Precetti e piccoli trucchi sono racchiusi in un volume intitolato Ventuno giorni per rinascere.

«Abbiamo raccolto le indicazioni per consentire al nostro organismo di sviluppare la massima capacità di autoguarigione – affermano gli autori – per ristabilire, se necessario, il perduto equilibrio. Favorire il recupero della vitalità, intraprendere un viaggio fisiologico e mentale che può apportare cambiamenti grandiosi nella vita di ogni giorno».

Alimentazione secondo natura e attività fisica regolare sono due pilastri, ma per rinascere occorrono anche motivazione, ricerca interiore, e qualche espediente per avviare un virtuoso processo di cambiamento. Nei primi sette giorni, ad esempio, è importante aggiungere, piuttosto che togliere. Invece di eliminare il pane dalla dieta, ad esempio, meglio dire: ‘Scelgo pane e pasta derivati da grani antichi’.

Per chi non si alza dal divano, dieci minuti di cammino è l’inizio, anche per riappropriarsi delle tecniche di respirazione, a patto di ripetere ogni giorno l’appuntamento, fino a quando non diventa consuetudine. «L’ambiente in cui viviamo tende a ostacolare il cambiamento – spiega il medico – sembra impossibile trovare il tempo e lo spazio per l’attività fisica, per questo dobbiamo fare piccole e importanti scelte come quella di spegnere la tv e uscire all’aria aperta. Le azioni devono diventare abitudini».

Allo stesso modo si può parlare di cibo emozionale e digiuno mentale, nel senso che un comportamento positivo deve prima accendersi e prendere forma nell’intelletto, poi si calerà naturalmente nel corpo. Nella seconda settimana ad esempio, si passa a una dieta ben costruita, seguendo criteri consolidati per la prevenzione delle malattie. Un crescendo, che si definisce purificazione o rigenerazione. Le tre settimane sono descritte separatamente, ma rappresentano un continuo.

Nei primi sette giorni si introduce occasionalmente una pausa di sollievo saltando la cena. La seconda settimana si prova un digiuno di 24 ore, l’ultimo periodo si può arrivare a una pausa di 36 ore, saltando a seguire colazione, pranzo e cena, sempre seguendo le indicazioni degli specialisti per evitare squilibri e improvvisazioni. Un fai da te può essere deleterio, ecco perché la molla che fa scattare il cambiamento deve essere condivisa con una persona qualificata, gratificante o divertente, e non deve ossessionare, ma ispirarsi alla filosofia della gradualità. Importantissima è la quotidianità: piccoli progressi ma tutti i giorni, impegno costante.

Se parti con l’impegno grosso fallirai. Ad esempio, per riattivare i sedentari, la palestra vera e propria arriverà in un tempo successivo, quando si è già ripresa familiarità con l’attività fisica. La strada per rinascere non contempla nulla di proibito, nemmeno a tavola. Le conquiste e la moderazione devono arrivare per gradi, senza sacrifici o sofferenze.