(Foto: brunorbs/iStock)
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Secondo uno studio a firma di un team della University of York (Regno Unito), i cani sono molto attenti quando gli esseri umani si rivolgono a loro con tono stridulo e infantile. In sostanza, dicono i ricercatori, un padrone che "fa le vocine" non è da guardare con sospetto, in quanto il suo "baby talk" è davvero un efficace strumento per creare un legame emotivo con Fido.

VOCE DA BAMBINO VS. VOCE DA ADULTO
In passato, alcuni scienziati avevano già messo in luce la plausibile utilità del baby talk (il linguaggio con cui gli adulti si rivolgono ai bambini piccoli) quando si ha a che fare con i cuccioli di cane. Nel nuovo articolo, pubblicato su Animal Cognition, il gruppo britannico ha voluto allargare lo sguardo a tutto l'universo canino, misurando anche le risposte degli esemplari adulti. In sintesi, i ricercatori hanno cercato di capire se i nostri amici a quattro zampe prestino maggiore attenzione alla voce in falsetto da bimbo, scientificamente nota come DDS (dall'inglese "dog-directed speech"), o se invece preferiscano il tono da adulto, il cosiddetto ADS ("adult-directed speech").

C'È MODO E MODO DI DIRE LE COSE
I risultati dello studio sembrano dimostrare che i cani sono notevolmente più sensibili al baby-talk (DDS) rispetto a un tono di voce regolare (ADS). Inoltre, l'attenzione dei quadrupedi aumenta esponenzialmente quando le persone utilizzano parole di possibile interesse per l'animale, come ad esempio "cane" o "passeggiata". Al contrario, espressioni da adulto come "spiacente, amico" o "devo fare alcune commissioni senza di te", scivolano via senza suscitare particolari reazioni.

ESSERE UMANO CHIAMA, FIDO RISPONDE
In conclusione, ha dichiarato il coautore della ricerca Alex Benjamin, i dati raccolti suggeriscono che i cani adulti abbiano bisogno "di sentire parole di interesse canino" e che queste siano "pronunciate con una voce emotiva e acuta, al fine di trovarle rilevanti". In attesa di scoprire se la teoria risulti valida per altre specie domestiche, come ad esempio i gatti, i ricercatori sperano che il loro lavoro torni utile a veterinari, soccorritori e altre persone che interagiscono regolarmente con i cani.