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Sardegna e randagismo. "Le leggi ci sono, devono essere applicate"

LNDC chiede una attuazione più rigorosa delle normative in vigore e maggiori attività di controllo e informazione

Ultimo aggiornamento il 24 aprile 2018 alle 19:40
Cane in una foto di repertorio L.Gallitto

Roma, 24 aprile 2018 - La Sardegna, come tante altre regioni del centro-sud, ha annosi problemi di gestione del randagismo e delle strutture deputate ad accogliere i cani vaganti, ossia i canili e i rifugi. Stando a quanto riportato dalle sedi locali LNDC, infatti, i canili sanitari scarseggiano e spesso i cani accalappiati finiscono direttamente nei rifugi, contrariamente a quanto previsto dalla normativa vigente. E' quanto riferisce una nota LNDC.

La Presidente nazionale LNDC, Piera Rosati, ha quindi scritto una lettera al Ministero della Salute e al Presidente della Regione Sardegna per chiedere una attuazione corretta della Legge Quadro 281/91 e della Legge Regionale 21/1994 con la realizzazione dei necessari canili sanitari che i Comuni dovranno realizzare grazie al supporto della Regione. Al tempo stesso, LNDC ha fatto presente che, mancando le necessarie strutture sanitarie, troppo spesso le attività di profilassi sanitaria, identificazione degli animali, sterilizzazione e prelievi diagnostici ricadono sulle spalle dei rifugi privati, quando questi sono gestiti da associazioni o comunque da persone coscienziose. In molti altri casi, purtroppo, tali fondamentali attività per la prevenzione e il controllo del randagismo non vengono proprio effettuate. Infine, LNDC ha richiesto un resoconto di quanto è stato effettivamente realizzato in merito alle previsioni del Programma 10.5 del Piano di Prevenzione 2014-2018, che contiene diversi spunti interessanti in merito alla prevenzione del randagismo e alle attività di informazione, formazione e controllo. Così conclude la nota di Lega nazionale per la difesa del cane.

 

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