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"De Blasio fermi le stragi legalizzate di cani e gatti nella civilissima New York"

Enpa lancia una petizione internazionale contro le pratiche di eutanasia che vengono applicate agli animali che non riescono a trovare padrone, o a ritrovare il loro, in tempi strettissimi

Ultimo aggiornamento il 28 aprile 2018 alle 18:11
Cane in una foto L.Gallitto

Roma, 28 aprile 2018 – Un deciso cambio di rotta nella gestione del randagismo, con il sostegno delle strutture “No Kill”. E’ quanto chiede Enpa al sindaco di New York, Bill De Blasio, con una petizione internazionale sulla piattaforma Avaaz (link in fondo per firmare). L’iniziativa critica il piano milionario (98 milioni di dollari) varato dall’amministrazione De Blasio per l’ammodernamento dei rifugi newyorkesi e per la costruzione di una nuova struttura nell’area del Bronx, tutti gestiti dal tristemente famoso NY-ACC (New York Animal Care Center). Il punto, infatti, è che tale finanziamento viene concesso senza prevedere obblighi gestionali per ACC, in particolare senza porre fine alle uccisioni indiscriminate di quei cani e di quei gatti, siano essi randagi o animali smarriti, che non riescono a (ri)trovare casa a tempo di record. Insomma nei “rifugi” della Grande Mela non è cambiato nulla, malgrado l’operazione di “lifting” con cui ACC ha rivisto la strategia di comunicazione. E' quanto riferisce una nota dell'Enpa.

Fino a qualche settimana fa, infatti, il sito internet del gestore precisava che gli animali che non fossero stati adottati o non ricongiunti ai loro proprietari entro 48/72 ore, sarebbero stati soggetti ad ”eutanasia”, persino mamme con cuccioli di pochi giorni. Con il restyling del sito, ACC ha fatto scomparire ogni riferimento alle uccisioni, ma in realtà – spiega Enpa – la struttura ha semplicemente nascosto la polvere sotto il tappeto. Per capirlo basta consultare i report mensili del “rifugio” dove, per i soli mesi di Gennaio e febbraio 2018, si dà notizia di ben 203 animali uccisi senza motivazione medica. Si tratta cioè di cani e di gatti le cui condizioni di salute non erano tali da giustificare l’eutanasia. «E’ proprio nelle pieghe di queste statistiche – chiarisce la Protezione Animali - che si può leggere il peso delle politiche “killer” del rifugio».

Il maquillage comunicativo è dovuto anche alla pressione internazionale che ACC ha iniziato a subire con il lancio della campagna Enpa per un approccio “cruelty free” al randagismo. Una iniziativa, questa, che ha avuto grande successo spingendo alcuni sponsor della struttura – Puma e Missoni, solo per citarne alcuni – a ritirare ogni sostegno, anche finanziario. D’altro canto, la politica delle uccisioni, oltre ad essere eticamente inaccettabile, non ha alcuna efficacia. Infatti, De Blasio e ACC dovrebbero spiegare come mai nonostante il così ampio ricorso all’eutanasia, il fenomeno continui puntualmente a ripresentarsi. Sostenere i rifugi cruetly free, destinando loro i 98 milioni stanziati dall’amministrazione comunale, e imporre ad ACC una strategia “No-Kill” è il primo passo verso la fine dell’emergenza. Come testimonia l’esperienza di quei territori che, senza uccidere un solo animale, con il randagismo hanno chiuso una volta per tutte. Anche in Italia, conclude Enpa nella sua nota.
Per firmare la petizione:
https://secure.avaaz.org/it/petition/Bill_De_Blasio_Mayor_of_New_York_City_Mayor_De_Blasio_no_money_to_kill_NYC_pets_98_million_reasons_to_fund_NoK/

 

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