Roma, 25 febbraio 2018 - In tante città d'Italia oggi, domenica 25, si è manifestato nel ricordo degli oltre 40 cani uccisi a Sciacca in Sicilia (avvelenati con un potente insetticida) e dei tantissimi altri animali (gatti compresi) che ogni giorno muoiono, vittime della grave realtà del randagismo. A Sciacca, in particolare, sono arrivati animalisti da tutta Italia e hanno percorso le vie della città chiedendo a gran voce diritti per gli animali senza casa e richiamando le istituzioni agli obblighi previsti dalla legge. 

Centinaia gli attivisti si sono ritrovati nel comune siciliano provenienti da tutta l'isola ma non solo. In città era stato predisposto un piano sicurezza ma la manifestazione è stata tranquilla e ordinata. Esattamente come avevano annunciato gli organizzatori. "Sarà una manifestazione assolutamente pacifica", aveva assicurato Anna Maria Friscia, presidente dell'Associazione Nazionale Tutela Animali di Sciacca. E così è stato. Il massimo della contrapposizione si è registrato con i fischi che hanno accolto quanti si sono affacciati alle finestre al passaggio degli animalisti.

Ma manifestazioni, flash mob, sit in e iniziative varie si sono registrate in moltissime città italiane, Roma compresa, nonostante il maltempo e il freddo. A Venezia si è tenuto un flash mob con l'esposizione di un grande striscione sul Ponte degli Scalzi con la scritta:  "cura e rispetto per gli animali" e con il logo unitario (candela e lutto) assieme ad un altro momento collettivo, con vari cartelli e manifesti, sul Piazzale della Stazione. Luogo scelto per permettere poi alle persone interessate di spostarsi poi alla manifestazione organizzata a Treviso. 

Sul fronte investigativo gli inquirenti assicurano che le indagini proseguono. E' stato accertato che il veleno, un potente insetticida che si può acquistare solo per uso agricolo ed esclusivamente se si è in possesso di un apposito patentino, sarebbe stato nascosto nelle salsicce. La carne sarebbe stata tenuta in ammollo nel veleno e poi lasciata in giro nell'area della strage che ha causato la morte di almeno quaranta cani randagi.

Il sostituto procuratore della Repubblica Michele Marrone è al lavoro con i carabinieri e assicura che, a breve, gli assassini dei cani saranno individuati. I carabinieri vanno avanti con le perquisizioni di capannoni e casolari, gli interrogatori, gli esami clinici e si muovono sulla base dei risultati delle autopsie effettuate dal direttore dell'Istituto zooprofilattico di Palermo, Santo Caracappa. 

Infine il governatore siciliano ha deciso di istituire una commissione d'inchiesta sul randagismo dell'isola. Territorio difficile e complesso dove la piaga degli abbandoni e delle mancate sterilizzazioni ha provocato una situazione ormai fuori controllo. Sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons. Il segretario nazionale  Francesco Tanasi  tuona: "Fermate lo sterminio dei cani in Sicilia" e continua, proponendo a tutti i comuni dell'isola e alla Regione di offrire una taglia di 50mila euro a chi fornirà indicazioni utili per identificare la persona o le persone che hanno avvelenato i randagi di Sciacca.

La ribellione agli eventi di Sciacca non si ferma così come resistono le polemiche soprattutto nei confronti del primo cittadino del Comune a cui si ascrive la responsabilità di non aver agito in modo concreto per combattere il randagismo. Da parte sua il sindaco ha chiesto aiuto al governo regionale per ottenere i fondi necessari alla creazione di un rifugio.
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