Cane carabiniere
Cane carabiniere

Roma, 26 aprile 2018  - Kenia, Africa, Dingo, India, Mora, Lapa, Titan, Puma e Furia sono i cani di razza labrador e pastore belga Malinois delle prime Unità cinofile italiane antibracconaggio di cui l'addestramento ad opera della Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio si è appena concluso in Toscana, a Rispescia (GR) presso la sede di Festambiente. Questa mattina, a Roma presso il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri, insieme ai rispettivi conduttori, hanno dato prova di quanto imparato per contrastare il bracconaggio e il commercio di frodo che in Italia sono purtroppo pratiche ancora molto diffuse. I cani possono rilevare e seguire le tracce sul terreno, rilevare e seguire il cono d'odore nell'aria, ricercare e rilevare sostanze organiche e inorganiche, come armi, munizioni, trappole o animali protetti uccisi. Queste tre tecniche specializzate- tracking, trailing e detection- sono parte della formazione e addestramento svolta da docenti con esperienze internazionali.

La SAFA è nata all'inizio dell'anno, nell'ambito del Protocollo d'intesa sottoscritto tra Legambiente e Comando generale dell'Arma dei Carabinieri, grazie alla partnership con l'Ente Nazionale per la Cinofilia Italiana e Almo Nature, con il patrocinio della Federazione Italiana Parchi e Riserve naturali. Cosi' in un comunicato Legambiente. Oggi, oltre a mostrare i metodi di addestramento e le grandi potenzialità della formazione in corso, e' stato fatto il punto sull'attivita' antibracconaggio portata avanti dall'Arma dei Carabinieri, sottolineando l'importanza della collaborazione con le associazioni di protezione ambientale e del coinvolgimento di importanti attori economici e sociali. All'appuntamento sono intervenuti, tra gli altri, Vanessa Pallucchi, vice presidente Legambiente, Antonio Ricciardi, Generale CA Comandante CUFAA Carabinieri, Giampiero Costantini, Generale B. Comandante Raggruppamento Carabinieri Cites, Antonino Morabito, responsabile Ambiente e legalita' Legambiente, Giampiero Sammuri, presidente Federparchi, Pier Giovanni Capellino, presidente Fondazione Almo Nature, Dino Muto, presidente Ente nazionale cinofilia italiana e Serena Donnini, addestratrice e giudice Enci.

"Un partenariato cosi' ampio - ha dichiarato Vanessa Pallucchi, Vice Presidente nazionale di Legambiente - puo' garantire il lavoro trasversale necessario a contrastare il bracconaggio: un lavoro di contrasto sul campo, ma anche culturale, per rendere evidente al maggior numero di persone le conseguenze pesanti che le pratiche illegali hanno sulla conservazione della biodiversita'. Questo corso della Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio mette insieme piu' figure professionali e di volontari che si stanno formando e specializzando per dare un utile supporto al presidio dei territori che necessitano di forme sempre piu' consapevoli di tutela e controllo. Anche il Generale C.A. Antonio Ricciardi, Comandante del CUFAA ha espresso la propria soddisfazione per "l'avvio, con il primo corso della Scuola di Alta Formazione, di un percorso comune nel settore dell'antibracconaggio, come indicato dal piano nazionale antibracconaggio che prevede una strategia unitaria tra istituzioni e associazioni attive nel settore", sottolineando "l'importanza della rete che si e' costituita tra i diversi attori con competenze nel settore, cani compresi. Questa consentira' di incrementare le competenze areali attuali e, come sta gia' avvenendo, di sperimentare nuove tecniche rispetto a quelle antiveleno addestrando i cani per diversi ambiti d'intervento". L'aggressione alla fauna si sviluppa anche in Italia secondo due macro direttrici: il bracconaggio e commercio di specie animali presenti in Italia e il bracconaggio e il commercio di specie animali provenienti da altri continenti.

A salvaguardia della fauna italiana, il Comando delle Unita' Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri, nel solo anno 2017 oltre ai controlli venatori e sulle attivita' ittiche nelle acque interne, ha effettuato una serie di campagne antibracconaggio ad hoc in alcuni dei cosiddetti black-spot: nelle valli bresciane, nelle zone umide della provincia di Foggia, sulle piccole isole degli arcipelaghi Pontino e Campano, sul versante calabrese dello Stretto di Messina, in prossimita' del Parco del Ticino. In totale: 770 reati accertati, 590 persone denunciate, 236 armi da fuoco sequestrate e 22 arresti. Sono stati accertati oltre 1.463 illeciti amministrativi per un importo totale delle sanzioni notificate pari a 168.992,00 euro. Ben 1.611 animali vivi risequestrati e liberati, tra le valli bresciane e le zone umide della provincia di Foggia, e oltre 2.489 animali morti sequestrati ai bracconieri negli stessi territori.

A salvaguardia della fauna di altri continenti, nel solo anno 2017 i controlli su animali vivi del Comando delle Unita' Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri, hanno accertato: 4.823 esemplari della famiglia Testudinidae spp. (tartarughe di terra), 2.794 pappagalli (cacatua, ara, ecc.), 52 primati (scimpanze', macachi, cercopitechi etc.), 45 felini di grossa taglia (leoni, tigri, leopardi, ecc.), 229 ibridi tra lupo selvatico (Canis lupus spp. ) e canidi, 4 lupi selvatici (Canis lupus), 1.161 rapaci diurni civette, ecc.). Il valore degli esemplari vivi o morti sequestrati e' stato di 1.139.623 euro. Sul coinvolgimento di Almo Nature, il presidente della Fondazione Almo Nature Pier Giovanni Capellino ha spiegato: "Nei prossimi mesi donero' con effetto retroattivo sui profitti maturati dal 1 gennaio 2018 l'intera proprieta' di Almo Nature a una fondazione costituita col solo fine di promuovere ovunque nel mondo progetti in difesa dei cani, dei gatti e della biodiversita'. Attraverso la fondazione, Almo Nature sta diventando uno strumento economico a disposizione degli animali e di coloro che, come questo progetto con Legambiente, condividono l'idea che sia necessario un nuovo patto degli umani con tutte le altre vite".