Foto: Peopleimages/iStock
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Molti di noi, quando erano bambini, hanno avuto un amico immaginario con li quale abbiamo chiacchierato oppure condiviso il nostro nascondiglio segreto. La scienza afferma che potremmo averne tratto più di un beneficio. Anche perché gli amici immaginari sono più comuni di quanto si creda e non possono essere considerati come la spia di un problema.

GLI AMICI IMMAGINARI
Numerosi studi scientifici, condotti in luoghi e ambiti differenti, hanno consentito alla comunità scientifica di raggiungere un sostanziale accordo su due aspetti: per prima cosa, avere un amico immaginario è relativamente frequente, perché nella prima parte della nostra vita, diciamo entro i 7-8 anni, è un fenomeno che riguarda circa 6 bambini su 10 (fra gli altri, questo studio). Inoltre, si tratta di qualcosa che è trasversale a differenti personalità e che di conseguenza non può essere ritenuto la spia di un disturbo legato a una particolare condizione psicologica. Insomma: se per qualche tempo abbiamo avuto una relazione amichevole con qualcosa di inesistente, non siamo stati un'eccezione né dobbiamo preoccuparci. Lo stesso dicasi nei confronti dei nostri figli, o nipoti eccetera.

I VANTAGGI DELL'AMICO IMMAGINARIO

Una volta chiarito che avere un amico immaginario è normale e non è nulla di preoccupante, la domanda successiva è: serve a qualcosa? In linea di massima, gli psicologi sostengono di sì, perché influenza il cosiddetto “private speech”, cioè quel tipo di conversazione che abbiamo con noi stessi e che può aiutarci a regolare il nostro comportamento, per esempio dandoci coraggio, oppure aiutandoci a calmarci. Meno frequente in età adulta, il private speech è invece una costante dell'infanzia e la presenza di un amico immaginario tende a incrementarne l'uso, con un conseguente miglioramento delle abilità cognitive e della capacità di relazionarci con gli altri, quelli veri ( qui uno degli studi consultabili).

VA BENE, MA SE NON HO AVUTO UN AMICO IMMAGINARIO?
A fronte di questi benefici, potremmo magari preoccuparci qualora fossimo cresciuti senza avere un amico immaginario. Niente panico: gli studiosi sottolineano che le nostre abilità cognitive e relazionali possono serenamente seguire altri canali per svilupparsi. Insomma, esattamente come la presenza di un amico immaginario non può essere utilizzata per identificare un determinato tipo di persona, nel bene come nel male, altrettanto vale per la sua assenza.

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