Dalla tecnologia satellitare il Pinot nero dell’Oltrepò

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UNA CANTINA ANCORA giovane, che quest’anno compie solo i suoi primi 10 anni, e volutamente piccola, con una produzione limitata per scelta a un massimo di 400mila bottiglie all’anno. Ma con una vocazione alla ricerca e all’innovazione, all’attenzione a ogni singolo aspetto della produzione che la sta portando in Italia e nel mondo a far conoscere e apprezzare il pinot nero made in Oltrepò Pavese.

Vigne Olcru ha inaugurato nel 2013 la sua avveniristica sede, dal 2018 con tanto di mostra d’arte semipermanente, sulle colline di Santa Maria della Versa, nella provincia di Pavia a forma di grappolo, territorio scelto da Massimiliano Brambilla e dal fratello Matteo, imprenditori che da Monza e Milano, arrivando dal settore della meccatronica dell’azienda di famiglia, stanno coltivando la loro passione, il loro vino. "È iniziato tutto per la passione – racconta Massimiliano Brambilla (nella foto) – del vino e in particolare del pinot nero, vitigno che qui in Oltrepò pavese ha una lunga tradizione e un’eccellenza che si esprime sia nelle bollicine del Metodo classico che nella vinificazione in rosso". La stessa uva dello Champagne e del Borgogna, che a Vigne Olcru continuano a studiare.

"Con l’Università degli studi di Milano, Dipartimento di scienze ambientali ed agrarie – spiega ancora l’imprenditore – sviluppiamo uno studio sul pinot nero attraverso vigneti sperimentali, micro e meso-vinificazioni con 40 cloni di pinot nero e sette diversi allevamenti, con numerose tesi sia in ambito agronomico che enologico". Altro aspetto ad elevato tasso di innovazione in Vigne Olcru è la viticoltura di precisione (precision farming): "Ci avvaliamo di tecnologia satellitare – conferma Massimiliano Brambilla – per mappare ogni sei mesi i vigneti, che abbiamo qui a Santa Maria della Versa, a Montecalvo e Borgo Priolo, in particolare per il piano di concimazione, per dare a ogni vigneto, a ogni filare, a ogni pianta, i prodotti di cui ha bisogno il terreno, ma anche per le curve di maturazione, per una raccolta mirata a ottimizzare la qualità del singolo grappolo: andiamo così a unire la tecnologia alla sapienza di chi deve svolgere mansioni agronomiche, andiamo ad applicare una parte scientifica, tutto per una migliore qualità del prodotto".

Un prodotto che alla fine deve arrivare a dare delle emozioni, anche quelle scientificamente misurabili: "In collaborazione con un’altra università, lo Iulm di Milano, e in particolare con il professor Vincenzo Russo, docente di Psicologia e Consumi – spiega ancora Brambilla – abbiamo sviluppato un progetto di Neuro-marketing, attraverso un Lab in cui vengono analizzate le aree del cervello proposte alle emozioni: così si può misurare oggettivamente l’emozione provocata durante la degustazione di un vino".