Venerdì 21 Giugno 2024

Allarme deforestazione in Amazzonia e Congo, in forte aumento le emissioni di carbonio

Studio / Una ricerca pubblicata su Nature Communications rivela che si modifica la capacità delle foreste di sviluppare biomassa e di assorbire carbonio

Veduta aerea della foresta pluviale amazzonica in Brasile, Sud America

Veduta aerea della foresta pluviale amazzonica in Brasile, Sud America

Effetti disastrosi sul clima dovuti alla deforestazione. È quanto emerge da uno studio pubblicato recentemente su Nature Communications, rivista scientifica web ad accesso aperto. Utilizzando modelli climatici ed osservazioni satellitari, gli scienziati hanno scoperto che la deforestazione modifica la capacità dei “polmoni verdi” di assorbire carbonio e sviluppare biomassa, ovvero quei materiali di matrice organica, animale o vegetale, che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione e dai quali è possibile ricavare energia. Si assiste, infatti, al cambiamento di alcuni parametri fondamentali. Innanzitutto, l’evapotraspirazione, cioè la quantità di acqua che si trasferisce in atmosfera per i fenomeni di evaporazione diretta dagli specchi d’acqua, dal terreno e dalla traspirazione della vegetazione. Altro fenomeno osservato dagli scienziati, l’aumento dell’albedo, il potere riflettente di una superficie (neve, foreste, campi di grano, erba, luna, acqua, terra) ottenuto dal rapporto percentuale della radiazione riflessa su quella incidente (o entrante). La sua crescita provocata dalla deforestazione causa un effetto di raffreddamento sulla temperatura globale perché viene immessa nello spazio una maggiore quantità di radiazione solare. Con una riduzione delle precipitazioni che provoca, nell’Amazzonia deforestata, un aumento tra il 3,7 e il 5,1% delle emissioni di carbonio. Allarme anche in Congo, Paese con la seconda foresta pluviale più estesa al mondo, il cui disboscamento origina un aumento di queste emissioni tra il 2,5 e il 3,8%. Infine, gli effetti della deforestazione si notano anche in aree verdi che crescono altrove. Il punto di non ritorno dei grandi “polmoni verdi” Ecosistemi / Gli scienziati hanno stimato il tempo della loro scomparsa Lo studio di Nature Communications si è concentrato anche sul cosiddetto “punto di non ritorno” degli ecosistemi, raggiunto il quale si ha la scomparsa dei “polmoni verdi”. Anche la foresta amazzonica collasserà, trasformandosi in un altro tipo di ecosistema, composto da un mix di alberi e di distese erbose che lo renderanno molto simile ad una savana. Gli scienziati ipotizzano che questa trasformazione avverrà in 49 anni. Per quanto riguarda, invece, le barriere coralline dei Caraibi, i ricercatori hanno stimato un periodo di 15 anni dall’inizio della trasformazione. La ricerca evidenzia anche le differenze tra gli ecosistemi di grandi dimensioni e quelli di piccole dimensioni. A quelli appartenenti al primo tipo, per esempio, occorre più tempo per innescare questo cambiamento, ma, una volta iniziato, lo fanno in modo sproporzionatamente più veloce rispetto a quelli piccoli. La loro stabilità, ovvero la capacità di resistenza ai fattori esterni, risulta quindi falsa, se relazionata proprio con la velocità di questo collasso. Collasso che avrà impatti enormi su tutto il globo e sugli esseri umani, pensiamo, per esempio, alla fornitura di ossigeno, a quella di cibo e di materiali. Per questo motivo, occorre preservare la loro biodiversità, al fine di farli restare intatti in quanto risultano assolutamente necessari per la nostra presenza sul pianeta. Questo significa che la presenza di diverse specie animali che li abitano, con il proprio ciclo di vita, consentono agli ecosistemi più stabili di impiegare più tempo per non oltrepassare il punto di non ritorno. Come gli elefanti che, dopo aver mangiato foglie e frutti, disperdono i semi tramite le feci anche a grande distanza, favorendo la nascita di nuove piante. Esattamente quello che avviene nella foresta amazzonica che può contare su moltissime specie di animali per la riproduzione del suo “tesoro verde”.