Uno dei tanti sequestri di animali protetti del CFS
Uno dei tanti sequestri di animali protetti del CFS

Roma, 19 marzo 2015 -  «La riforma della pubblica amministrazione e la riorganizzazione delle forze di Polizia non rappresentano una semplice razionalizzazione, ma una concreta opportunità per valorizzare ancora meglio l'esperienza degli uomini e delle donne del Corpo forestale dello Stato che si impegnano ogni giorno su tutto il territorio nazionale e sono un patrimonio di competenze di altissimo valore per l'Italia, a tutela del nostro patrimonio ambientale e agroalimentare». La difesa del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina non è facile. Fino all'assurdo di alcune dichiarazioni come quelle riportate e il cui senso si potrebbe riassumere: "Vogliamo valorizzare la Forestale quindi la sciogliamo". La logica non regge, reggono invece i dati forniti dal ministro sulla straordinaria attività del CFS. «Parlano chiaro i risultati ottenuti sul versante delle attività di controllo - ha spiegato Martina - così come le delicate situazioni d'emergenza che il Corpo forestale sta presidiando sul territorio: ciò vale in modo particolare ad esempio per il grave problema fitosanitario generato dalla Xylella in Puglia o per le cruciali operazioni di messa in sicurezza dei territori delle province di Caserta e Napoli». 

«Il dovere del governo - ha concluso il Ministro Martina - è quello di potenziare ancora meglio queste esperienze, a garanzia innanzitutto delle risorse ambientali e agroalimentari della nazione con strumenti sempre più efficaci. Nelle prossime settimane si renderà ancora più evidente che questo passaggio offre una opportunità rilevante nel segno del riconoscimento delle professionalità, del rinnovato presidio territoriale, dell'efficacia nell'azione a tutela del patrimonio naturale del Paese».

Forse nelle prossime settimane l'esecutivo tirerà fuori il coniglio dal cilindro, o forse no. Certo è che oggi, a detta di numerosi osservatori e operatori del settore di tutela della biodiversità e dell'ambiente, quello che si sta compiendo è uno scempio senza ragione. Lo sciogliemento del CFS sembra fare piacere soltanto a chi della natura fa business illegale. Eppure Renzi sembra convinto che questa sia la strada giusta da seguire ed è deciso a sacrificare, sull'altare del risparmio, proprio quella forza di polizia che, unica, difende il nostro patrimonio più delicato: il territorio. "Nel Paese delle divise intoccabili sarebbe un evento epocale. Le cinque forze di polizia a competenza nazionale potrebbero ridursi", questo l'annuncio che aveva dato il premier tutto soddisfatto.

Il tema accorpamenti delle forze di polizia era balzato in primo piano con la spending review. L'ex commissario Carlo Cottarelli, nel suo piano, aveva auspicato sinergie e razionalizzazioni per risparmiare risorse. Il ddl del Governo ha messo nero su bianco «la razionalizzazione delle funzioni di polizia al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e di favorire la gestione associata dei servizi strumentali», prevedendo la riorganizzazione delle funzioni del Corpo forestale «ed eventuale assorbimento delle medesime in quelle delle altre forze di polizia, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell'ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti». 
 

Il che significa tutto e niente, come sempre in Italia. Mantenere i presidi dell'ambiente come sono allo stato attuale però senza coloro che li effettuavano. Se i compiti restano gli stessi e gli uomini pure, perché costringere al cambio di divisa che costerebbe allo stato una cosa come 25 milioni di euro? Qualcosa sfugge, anche se Renzi non è avaro di parole su questo tema. Il premier, parlando all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola superiore di polizia alla presenza del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, del capo della polizia, Alessandro Pansa e dei vertici delle forze delle ordine, ha sottolineato: «Siamo tutti d'accordo per una sempre migliore integrazione tra le forze di polizia ed è difficile che dopo la riforma della Pubblica amministrazione siano ancora cinque». Ma perché toccare proprio i paladini della natura?
Se il governo non ascolterà le tante forze sociali e politiche che sollecitano un ripensamento, si farà finire una storia gloriosa e importante iniziata nel 1872. Una storia, quella del Corpo Forestale dello Stato, che ha dato tanto al nostro Paese e che ancora oggi ci garantisce tutti dalla prepotenza e dall'illegalità di alcuni.
L.G.
Per contatti con la nostra redazione: animali@quotidiano.net