Cacciatore con i cani in una foto Olycom
Cacciatore con i cani in una foto Olycom

Ferrara, 13 febbraio 2017 - Un uomo, aiutato da un collega di lavoro, uccide freddamente il proprio cane a colpi di fucile. Il gravissimo episodio di animalicidio è avvenunto lo scorso 2 gennaio a Bondeno (Ferrara). Il cane è stato giustiziato all'interno dell'impianto del quale i due uomini sono dipendenti.

Qualcuno del personale si è accorto del fatto quando l'animale era già stato ucciso e stava per essere caricato su un'auto. LEAL stigmatizza questo ennesimo abuso nei confronti degli animali, che ultimi degli ultimi sono sempre più spesso fatti oggetto di ogni genere di abuso, e dichiara di costituirsi parte civile e di voler seguire da vicino l'evolversi della vicenda affinché i colpevoli di questro grave reato ne rispondano nelle sedi opportune.

Stefania Corradini, responsabile LEAL Lega Antivivisezionista sezione Ferrara in una nota sottolinea: "La barbara uccisione a colpi d’arma da fuoco di un povero cane che, in base alle notizie riportate, non aveva mai mostrato segni di aggressività, da parte delle stesse mani “umane” che lo avevano nutrito e accudito durante la sua breve vita, non può che suscitare indignazione e sdegno in chiunque dotato di un minimo senso di civiltà. Ma questi sentimenti non bastano a promuovere una cultura di rispetto nei confronti di ogni essere vivente, tanto più quando questo ha condiviso una parte della nostra vita. Nell’attesa che si faccia luce sulla dinamica dell’accaduto e sulle motivazioni (se ce ne sono) che hanno portato al brutale gesto, tanto più grave perché sono coinvolte due persone, ci chiediamo perché una notizia così grave viene resa nota a più di un mese di distanza. Perché la vittima era “solo” un cane? Uno dei tanti che subiscono maltrattamenti, sevizie, torture e infine la morte, causate volontariamente da esseri umani non degni di questo nome e che sempre più riempiono le cronache? Quei poveri animali non li vedremo più, ma è insieme a questi carnefici che saremo costretti a convivere?".

"Non solo. L’accaduto solleva il problema della concessione del porto d’armi, in particolare quello ad uso venatorio, per il cui rilascio è richiesto il possesso di precisi requisiti psico-fisici. Si può definire psichicamente stabile chi si getta all’inseguimento del proprio cane con un fucile da caccia, legalmente detenuto, per poi sparare senza esitazione? Chi uccide in tal modo può rivolgere quell’arma contro chiunque! La mia sezione - ribadisce Stefania Corradini - organizzerà a partire dai prossimi giorni dei sit-in di protesta davanti al Consorzio per chiedere all'azienda di prendere gli opportuni provvedimenti nei confronti dei due individui. Come associazione che difende i diritti degli animali invitiamo a una profonda riflessione a tutti i livelli sociali e istituzionali" conclude Corradini.
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