{{IMG_SX}}Roma, 5 febbraio 2009 - Pietro Mutti, uno dei fondatori dei Proletari armati per il Comunismo, è il testimone chiave che ha fatto condannare Cesare Battisti per quattro omicidi. Il latitante lo ha attaccato sui media brasiliani. E Mutti risponde su Panorama in edicola da domani, 6 febbraio. Battisti sostiene che le accuse di Mutti gli sarebbero state estorte "con la tortura".

"Sono stato arrestato in un momento particolare. Ma quando sono arrivato a Milano e ho iniziato a parlare dei Pac, erano già passati uno o due mesi. Non avevo più nessuna pressione" ribatte il terrorista pentito.

E a proposito di uno scontro, anche violento, con Battisti, precisa: "Ci siamo scontrati nel 1979, a Milano, a casa di Sebastiano Masala. Ma quello che non era d’accordo con i delitti dei due commercianti ero io. Per me era un errore a livello politico".

Mutti si sofferma anche su un altro testimone, Maria Cecilia B., che al processo accusò Battisti, il quale ora sostiene non fosse la sua donna; "Non so come la considerasse" dice Mutti, "comunque andavano a letto insieme".

E infine Mutti, nell’articolo, torna a parlare dell’assalto, nel 1981, al carcere di Frosinone, quando lui, con altri ex compagni di Prima linea, fece evadere Battisti. "Ha approfittato della nostra azione per uscire, ma poi se ne è andato per i fatti suoi" ricorda Mutti. "La lotta armata non gli interessava più".