{{IMG_SX}}Città del Vaticano, 21 giugno - Un "pastore dalla fede semplice e schietta e dall'intelligente creatività pastorale". Un "collaboratore esperto e generoso, con grande capacità di lavoro". Un "vescovo fedele all'identità viva della Chiesa di Roma, unito con il Papa in mezzo alle difficoltà, sempre con fiducioso e sorridente ottimismo".

 

È questo il ritratto tracciato dal Papa del cardinale Camillo Ruini, suo vicario per la diocesi di Roma, contenuto nel messaggio letto questa sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione della celebrazione per i 25 anni di consacrazione episcopale.

 

Ed è un grazie che Benedetto XVI esprime al cardinale Ruini, che si appresta a lasciare l'incario dopo 17 anni e mezzo a servizio della diocesi romana. Il Papa esprime dunque "personale riconoscenza per la dedizione con cui, in questi anni, mi introdotto nella complessa realtà di questa amata Chiesa, accompagnandomi nelle visite alle parrocchie, negli incontri col clero, con i poveri, con gli ammalati, con i giovani. Grazie - sottolinea il Pontefice - per aver sostenuto il mio invito ad un serio impegno per l'educazione e per aver convocato più volte in Piazza San Pietro tanti fedeli per ascoltare, sostenere e incoraggiare il ministero del Romano Pontefice".

 

"Nella Chiesa di Roma - prosegue nel messaggio Benedetto XVI - tutti hanno potuto constatare la sua grande capacità di lavoro, la sua fede semplice e schietta, la sua intelligente creatività pastorale, la sua fedeltà all'identità viva dell'Istituzione attraverso l'unione con il Papa anche in mezzo alle difficoltà, il suo fiducioso e sorridente ottimismo. Un fervido ringraziamento giunga dunque a Lei, venerato Fratello, per quanto ha operato fino ad oggi in questa amata Diocesi".

 

Ripercorrendo le tappe principali di questi 25 anni da vescovo, Ratzinger ricorda come Wojtyla considerò da subito Ruini "un vescovo fedele e saggio, intelligente e lungimirante". "Lei ha trasmesso con coraggio e tenacia le indicazioni magisteriali e pastorali del successore di Pietro - aggiunge Ratzinger -mostrando grande sollecitudine nell'aiutare i confratelli a recepirle e a renderle operative". E a Roma, Giovanni Paolo II "sapeva di trova un collaboratore esperto, fidato, generoso, che ha saputo posporre ogni altro interesse alla cura assidua e affettuosa della diocesi. E la medesima collaborazione ella ha poi offerto a me in questi anni".