{{IMG_SX}} Comunque vada a finire contro la Spagna, il ct della Nazionale deve continuare a essere Roberto Donadoni. Perche' se lo merita. Perche' ha lavorato bene. Perche' ha costruito un gruppo valido e competitivo. Perche' e' giusto che sia lui a guidare la Nazionale nelle qualificazioni ai mondiali sudafricani del 2010. Lo diciamo forte e chiaro prima della partita decisiva con le Furie Rosse, non dopo, per un elementare dovere di chiarezza e di onesta' intellettuale e per spazzare via tutti gli alibi, tutti gli equilibrismi dialettici, tutti i sofismi in cui eccellono sia la Federazione sia il suo presidente Giancarlo Abete.


Il signore che, obtorto collo,
in queste settimane e' stato costretto a prolungare il contratto del selezionatore sia pure inserendo la fatidica clausola liberatoria (che non s'e' capito ancora bene cosa contempli), dopo che sin dal novembre scorso, quando gli azzurri si qualificarono in Scozia con un turno d'anticipo, in Via Allegri c'era chi voleva far fuori Donadoni per richiamare il predecessore. Due anni fa, Lippi e' stato strepitoso e ha conquistato un titolo mondiale che porta in calce come prima firma la sua. Ma c'e' un tempo per tutto e questo e' il tempo di Donadoni.
 

Che all'inizio di questa fase finale degli Europei, ha commesso i suoi errori, non essendo infallibile. Pero' ha avuto l'intelligenza di riconoscerli e di correggerli. Che ha avuto la forza di non mollare e di credere nella solidita' di una squadra pronta a stringersi attorno a lui e a battere la Francia dopo trent'anni di inutili tentativi. Legare il destino del ct all'ingresso in semifinale sarebbe un esercizio riduttivo e ingeneroso: primo, perche' se la Spagna avra' giocato meglio dell'Italia, meritera' di andare avanti; secondo, perche' il lavoro di Donadoni deve essere giudicato nell'arco degli ultimi due anni durante i quali ha saputo ridare motivazioni e stimoli ai campioni del mondo, logicamente appagati dopo il trionfo di Berlino; ha brillantemente vinto il girone di qualificazione, ha posto le basi di un rinnovamento generazionale che verra' accelerato dopo gli Europei. Donadoni compira' 45 anni in settembre.
 

Ha l'eta' e le idee giuste per continuare a fare il suo mestiere dopo le prime due stagioni di naturale apprendistato. Che batta la Spagna o che venga eliminato, s'e' gia' guadagnato sul campo il diritto di andare avanti per la sua strada.