{{IMG_SX}}Roma, 20 giugno 2008 - L'Associazione nazionale magistrati chiede un incontro al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo le nuove accuse rivolte ai giudici dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lo si apprende da fonti del 'sindacato' delle toghe.

 

"Abbiamo chiesto un incontro al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, garante della legalità costituzionale, nel quale poter rappresentare le nostre più vive preoccupazioni", fanno sapere il presidente e il segretario dell'Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini.

 

I leader del 'sindacato delle toghe' richiamano le "accuse gravissime" che il premier ha già rivolto, nella lettera al presidente del Senato, "nei confronti del presidente del collegio giudicante e del pubblico ministero del processo che lo vede imputato a Milano di corruzione in atti giudiziari". Accuse che Berlusconi anche oggi "ha reiterato nei confronti dell'intera istituzione", sostenendo - ricorda l'Anm - "di voler denunciare la magistratura che vuole sovvertire la democrazia ed annunciando per la prossima settimana una conferenza stampa nella quale denuncerà iniziative di pm e giudici che, infiltrandosi nel potere giudiziario, vogliono sovvertire il voto".

 

Parole di fronte alle quali l'Anm si rivolge al capo dello Stato, che è presidente dell'organo di autogoverno della magistratura. "Riteniamo - ribadiscono Palamara e Cascini - che in uno Stato democratico ogni imputato possa difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica; ma riteniamo che chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l'istituzione giudiziaria anche se è in discussione la sua posizione personale".

 

"Questi attacchi ci allarmano e ci preoccupano perché - avvertono i leader dell'Anm - rischiano di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto".

 

"BASTA INSULTI DAL PREMIER"

 

Dal premier Silvio Berlusconi continuano ad arrivare "insulti", "invettive veementi e ingiustificate" contro i magistrati: tutto questo crea "un clima che non aiuta la democrazia", perchè "altera il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato". E' passato solo qualche giorno dall'attacco ai giudici milanesi del processo Mills e l'Associazione nazionale magistrati è costretta a tornare in campo per dire "basta con la denigrazione" della magistratura. "Se si continua così, diventa tutto più pesante e difficile", è l'amara constatazione del presidente del 'sindacato delle toghe' Luca Palamara, appena ascoltate le parole del presidente del Consiglio da Bruxelles.

 

"Il premier parla di pm sovversivi? Faccia i nomi, esponga fatti e comportamenti, oppure si continua con invettive prive di aggancio con le vicende concrete", fa eco il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini. E ribadisce: "Chi ricopre cariche istituzionali non deve denigrare la magistratura. L'indipendente esercizio dell'azione giudiziaria è un valore fondamentale del sistema democratico, che non può essere messo in crisi con invettive veementi e ingiustificate".

 

"E' impossibile il confronto con le invettive", rilancia Cascini, che al presidente del Consiglio chiede di "fare almeno i nomi dei giudici che sarebbero infiltrati, non limitarsi alle accuse generiche: così possiamo discutere nel merito". "Se non sappiamo chi sono, che cosa hanno fatto, come facciamo a emarginarli?", è la domanda provocatoria che il segretario dell'Anm rivolge prendendo spunto proprio dalle parole del premier.