{{IMG_SX}}PER come è stata raccontata all’opinione pubblica che spesso si ferma ai titoli dei giornali o ai sommari resoconti dei tg, la nuova controversia tra Berlusconi e i magistrati di Milano sembra l’ultima, sgradevole puntata di una telenovela cominciata quindici anni fa, quando il Cavaliere decise di abbandonare «la dura trincea del lavoro» per «scendere in campo» nella politica. In realtà non è così. La contesa non è tra magistrati integerrimi che non guardano in faccia nessuno e un potente signore che abusa del suo potere nella ricerca di una perpetua impunità. Il processo Mills ha aspetti molto curiosi. Noi non sappiamo naturalmente se Berlusconi sia innocente o colpevole. Ma ci suona strano che un imprenditore straricco abbia bisogno di corrompere un proprio avvocato quando ce l’ha a libro paga. Ci suona strano che per evitare la prescrizione del processo venga stabilito dalla Procura della Repubblica che il reato si consuma non al momento in cui un signore percepisce illecitamente dei soldi o accetta di percepirli in cambio di un favore proibito dalla legge, ma nel momento in cui comincia a spendere il maltolto. Nel nostro caso, due anni dopo averlo preso. Due anni provvidenziali, così la prescrizione slitta.


Ma questo fa parte della storia dei rapporti tra l’imputato Berlusconi e l’ufficio milanese del pubblico ministero. Il punto che ci interessa è un altro. Il presidente del collegio che deve giudicare Berlusconi è un avversario politico di Berlusconi. Nicoletta Gandus è da molti anni una star di Magistratura Democratica. Gli avvocati milanesi meno giovani ricordano i tempi in cui era facilissimo far assolvere dall’allora pretore Gandus gente imputata di oltraggio a pubblico ufficiale. L’Idea è l’Idea e dinanzi all’Idea la nostra storia giudiziaria ci insegna che nulla è più malleabile d’un codice penale. Recentemente, tuttavia, il presidente Gandus, che è un magistrato preparato, ha sottoscritto una serie di documenti sprezzanti nei confronti del precedente governo Berlusconi. Nel motivare la richiesta di cancellazione delle leggi Schifani, Pecorella, Cirami e Cirielli uno di questi documenti sostiene che esse «sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire l’interesse personale di pochi, ignorando quelli della collettività.

Si tratta di leggi che hanno devastato il nostro sistema di giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi». Ancora: «Solo l’abrogazione delle leggi ad personam restituirà credibilità al paese». Da persona impegnata nella società civile e fatalmente politica, la presidente Gandus durante la campagna elettorale per l’abrogazione della legge federalista approvata dal governo Berlusconi ha sostenuto: «E’ importante opporsi a questa devolution perché è espressione della generale posizione antidemocratica... E’ sovrastata da un incombente potere autoritario e centralista, concentrato nelle mani del capo del governo». Senza entrare nel merito di queste opinioni, può un dichiarato avversario politico giudicare in tribunale il capo del governo che si combatte?