{{IMG_SX}}Roma, 13 giugno 2008 - Subito dopo l'ok al nuovo Ddl sulle intercettazioni, fioccano le reazioni. La prima è quella dell'esponente del Pdci Pino Gobio

 

PINO GOBIO: GIUDICI IMBAVAGLIATI

"Le misure annunciate dal governo in materia di intercettazione imbavagliano di fatto magistratura e libera stampa. Con questo governo il Paese rischia di scivolare verso una china sempre più autoritaria. Siamo certi che l'Ue farà sentire la sua voce critica anche su questa delicata materia. Speriamo che almeno su questo punto l'unicum indistinto che anima l'attuale Parlamento italiano non rimanga ambiguo e nebuloso". È quanto afferma Pino Sgobio, della segreteria nazionale del Pdci ed ex capogruppo del partito alla Camera.
 

 

IL PM INGROIA: ACCELERARE I TEMPI DEL PROCESSO

''Oggi circa il 70 per cento delle indagini sulla criminalita' organizzata si fonda sulle intercettazioni telefoniche, qualsiasi limitazione nell'ambito dei reati e' una minaccia all'efficienza di questo strumento investigativo'', è la posizione del sostituto procuratore della Dda di Palermo Antonio Ingroia, intervistato da Giampiero Marrazzo a L'Avvelenato su Ecoradio.


Ingroia afferma di  comprendere le ragioni del dibattito sull' eccesso di utilizzo dello strumento, ma pensa che i rimedi siano altri. ''In primo luogo - afferma il Pm - bisognerebbe fare una riforma che acceleri i tempi del processo, in modo che non ci sia sempre tutta questa concentrazione spasmodica sulle indagini preliminari. In secondo luogo, bisogna eliminare le intercettazioni non indispensabili. Credo comunque - continua - che lo strumento meno idoneo e piu' rischioso sia quello di limitare cosi' drasticamente il numero dei reati per i quali si possa utilizzarle. Molte intercettazioni anche su mafia e criminalita' organizzata, non sempre iniziano da quel tipo di reati, ma iniziano magari con ipotesi minori e poi vengono fuori gli elementi nuovi''.

 

ANM: E' ALLARME SOCIALE

I magistrati sono "in allarme" per la nuova normativa sulle intercettazioni: se il nuovo testo entrerà in vigore così come è, infatti, lo strumento intercettativo "non si potrà più utilizzare per numerosi reati che creano davvero un allarme sociale.

Fra questi la rapina semplice, il furto in appartamento, il sequestro di persona non a scopo estorsivo (Art. 605 C.p.), lo sfruttamento della prostituzione". A sintetizzare la posizione delle toghe è stata fra gli altri Anna Canepa, vicesegretaria dell'Anm, al termine dell'incontro avuto alla Camera con il presidente Gianfranco Fini.
 

 

IDV: CI INCATENEREMO IN AULA

"È un disegno di legge che prevede il carcere per magistrati e giornalisti e l'impunità per i criminali. Scompaiono del tutto i reati economici finanziari e societari. Questo significa che scandali come Parmalat, 'i furbetti dei quartierinò e clinica degli orrori in Italia non si potranno scoprire mai più. Ci incateneremo in Aula".

 Così il capogruppo alla Camera dell'Idv, Massimo Donadi, commenta a caldo il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche appena approvato dal Consiglio dei Ministri e aggiunge: "È una norma vergognosa".
La critica di Donadi parte dai numeri sulle intercettazioni forniti in commissione giustizia al Senato «dal ministro Alfano che per 15 minuti racconta bugie ai parlamentari. Racconta bugie quando dice che un terzo delle spese per la giustizia se ne vanno in intercettazioni, mentre in realtà è il 2,5 per cento, il numero degli intercettati non sono più di 20 mila.


Questa era evidentemente la preparazione di una campagna mediatica di delegittimazione dell'opera dei giornalisti e magistrati e che ha come unico obiettivo di garantire sempre più ampi spazi di impunità in questo Paese». «In Italia - conclude Donadi - c'era un problema legato alla pubblicazione illegale delle intercettazioni. Il problema della privacy c'è ed era facile risolverlo con strumenti processuali per il resto il governo sul numero delle intercettazioni ha raccontato un sacco di frottole agli italiani. Le intercettazioni ogni anno non sono più di 20-25 mila e riguardano le organizzazioni criminali".

 

QUAGLIARELLO: ITALIA NON PUO' ESSERE NUOVA DDR

 "Nessuno nega che le intercettazioni possano servire alle indagini. Ma va tutelata anche la vita privata dei cittadini". Lo afferma il capogruppo vicario del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello che, dialogando con i cronisti a Palazzo Madama, spiega: "In Italia oltre un milione di cittadini sono intercettati: non si può trasformare il nostro Paese in una nuova Ddr".
 

 

CASINI: BENE I CAMBIAMENTI

"È molto importante che il governo abbia cambiato l'impostazione originaria. Il dialogo in queste condizioni può andare avanti in Parlamento per arrivare a una soluzione",  ha detto il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, oggi a Palermo. "I reati contro la Pubblica amministrazione - ha aggiunto - non possono essere compresi nei divieti delle intercettazioni, ma nello stesso tempo va rispettata fortemente la privacy dei cittadini".