{{IMG_SX}}Milano, 12 giugno 2008- Sono cominciati, davanti al gip Micaela Curami, gli interrogatori di garanzia dei medici ai domiciliari, nell'ambito della indagine milanese sulla clinica privata Santa Rita. Il primo ad essere sentito è stato il dottor Renato Scarponi, che ha risposto alle domande del magistrato. Toccherà poi ad altri sei 'camici bianchi' essere ascoltati dal gip. Nel frattempo, i pm, Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, interrogheranno altri cinque anestesisti della casa di cura, dopo quelli di ieri.

Durante l'interrogatorio di garanzia, Renato Scarponi, uno dei medici arrestati con l'accusa di truffa al sistema sanitario nazionale, ha detto di aver obbedito, nei suoi comportamenti, a quanto gli imponevano i vertici della struttura sanitaria. In particolare, le responsabilità delle truffe sarebbero state, secondo Scarponi, dei direttori sanitari, Gianluca Merlano e Maurizio Sampietro, e del proprietario Francesco Paolo Pipitone.

L'ex direttore sanitario della clinica milanese Maurizio Sanpietro, a sua volta, si difende davanti al gip Micaela Curami: "Ho sempre riferito la verità, non ho nessuna delle responsabilità che mi sono imputate". La sostanza del pensiero espresso dall'ex vertice della struttura viene riferita dal suo legale Rosario Minniti, al termine del confronto col magistrato, durato un'ora e mezzo. "Ero direttore sanitario - ha aggiunto Sampietro - e, in quanto tale, ho sempre svolto con puntualità i miei doveri".

Intanto, nell'ufficio dei pm titolari dell'inchiesta, continuano ad arrivare telefonate di presunte vittime del bisturi di Pier Paolo Brega Massone, in carcere con l'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà, e degli altri sanitari della struttura.

Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, a margine del convegno organizzato dalla Società Italiana di Medicina Veterinaria preventiva, ha dichiarato: "Mandare gli ispettori ha un senso, ma solo quando il caso si è verificato". Nel caso della clinica Santa Rita "è stato fondamentale il lavoro delle intercettazioni della magistratura".

Senza le intercettazioni - ha detto ancora Martini - "le denunce sarebbero rimaste casi sporadici. Qualche paziente avrebbe avanzato una causa nei confronti della struttura o ci sarebbero state rimostranze, ma non saremmo mai arrivati a scoprire un filone che in questo caso non è solo di inappropriatezza sanitaria e di truffa (ovviamente aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso), ma è anche e soprattutto un atto di grave lesione dei diritti della persona e non è da meno l'assetto deontologico della professione medica. Le linee guida da seguire per l'accreditamento delle strutture ci sono - osserva ancora il sottosegretario alla Salute - e sono legate a standard qualitativi e di appropriatezza. Purtroppo ancora oggi ci rendiamo conto in maniera drammatica che esistono metodi per ovviare a questi controlli, soprattutto per avere flussi informativi che corrispondono soltanto ai DRG e non a percorsi di diagnosi o cura. Il grosso passaggio culturale - ha concluso il sottosegretario - sarà passare dal paziente come un insieme di DRG ad una persona la cui centralità è fondamentale per il Servizio Sanitario Nazionale. Per questa sera è fissato il primo incontro formale con tutti gli assessori regionali, sarà fondamentale iniziare da questo tipo di riflessione".