{{IMG_SX}}ROMA, 7 giugno 2008 - "NON SI ritiene allo stato sussistente, attese le ragioni addotte nel ricorso, il requisito del fumus boni juris; che, pertanto, l’istanza incidentale di sospensione non è da accogliere": con queste parole la prima sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Giorgio Giovannini, ha respinto il ricorso presentato dai Cobas della scuola, con il quale si chiedeva di sospendere il decreto del ministero dell’Istruzione n.92 del 5 novembre 2007. In pratica, l’obbligatorietà del recupero dei debiti scolastici.


Oggi suona l’ultima campanella (fatta eccezione per i quasi 500mila studenti che il 18 giugno affronterano la prima prova della Maturità) e se molti ragazzi confidavano nell’iniziativa dei sindacati di base per ottenere una sorta di «sanatoria» sui debiti, ovvero sulle lacune nella preparazione scolastica, il sogno si è infranto. Il pronunciamento del Consiglio di Stato ha consentito anche al ministro della pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, di emanare l’ordinanza con la quale si fugano i residui dubbi sull’affare «debiti».

 

NESSUNO sconto, dunque, agli studenti meno meritevoli. Non solo. Cresce la preoccupazione, in vista degli scrutini di ammissione, sulle sorti degli aspiranti alla maturità. Già lo scorso anno la reintroduzione del criterio di scrutinio per l’accesso all’esame aveva portato a 20.000 esclusioni. Quest’anno che cosa accadrà? I dati sui risultati del primo quadrimestre nelle classi dell’ultimo anno sono sconfortanti. Si tratta di cifre rese note dal ministero in aprile: il 70% degli alunni delle scuole italiane (quasi due milioni) aveva riportato almeno un’insufficienza per un totale di 8 milioni di «mancanze» rilevate nelle scuole. Fardello che la statistica divide con una media di quattro debiti in carico a ogni studente.


All’ultimo anno, secondo quanto valutato dai docenti nel primo quadrimestre, il liceo classico ha avuto il 51.3 degli alunni con debiti; il liceo scientifico il 57.9; i licei socio-pedagogici il 61.1; i linguistici il 49.0. Una vera strage nei tecnici: 71.6 e nei professionali con 75.3. Di poco meglio l’istruzione artistica: il 65.6% degli studenti «in debito». Con i pochi soldi affidati alle scuole per i corsi di recupero e un tale flop, c’è da temere sulle ammissioni.

 

MA, ALMENO, c’è chiarezza sui debiti formativi delle altre classi che non dovranno vedersela con la Maturità. I contenuti dell’ordinanza Gelmini sono quelli già emersi, con un imperativo ribadito dal ministro che vuole seguire la linea di rigore del suo predessore, Giuseppe Fioroni: «I debiti scolastici vanno recuperati entro il 31 agosto». Poi si saprà definitivamente chi sono i promossi e chi i bocciati.


Il provvedimento va incontro alle esigenze delle scuole stanziando ulteriori risorse per l’organizzazione dei corsi di recupero: ci sono 57 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai 197 previsti nel fondo d’istituto. Inoltre la circolare consente ai singoli istituti di organizzare le attività con maggiore autonomia, sia per la durata sia per l’utilizzo degli insegnanti. Abolito il tetto fisso delle 15 ore per ogni corso e attenuato il rigido limite del 31 agosto con una possibilità di riserva: «Le carenze scolastiche vanno colmate entro il 31 agosto, salva la possibilità da parte delle scuole di anticipare tale data.

 

EVENTUALI proroghe, motivate da particolari esigenze organizzative, saranno valutate anche in relazione alle implicazioni legate all’avvio del nuovo anno scolastico. Le iniziative di recupero e la loro valutazione dovranno, in ogni caso, concludersi prima dell’avvio del nuovo anno». In sostanza, i primissimi giorni di settembre prima dell’inizio della scuola potrebbero servire a tutti: alunni impegnati a colmare le lacune e prof decisi a non rinunciare alle ferie.