{{IMG_SX}}GLI ITALIANI non sopportano le prostitute su strada. Credo che pur di togliersele di torno voterebbero in massa a favore della proposta referendaria di Daniela Santanchè che vuole celebrare il cinquantenario della legge Merlin riaprendo i bordelli. Ma si può tornare alla prostituzione di Stato con oblique e potentissime tenutarie che gestiscono le case, le ragazze che cambiano ogni quindici giorni e fanno la passerella per i clienti? Onestamente no.

LA PROPOSTA del presidente della Commissione giustizia del Senato Filippo Berselli non si pone il problema di dove collocare le prostitute. Cerca di risolvere alla radice il problema della loro eliminazione dalla strada ripescando una vecchia norma del ’56 che prevede il foglio di via per chi attenti alla moralità dei minori e in genere alle norme di base del buon costume. E’ noto che dal ’56 ad oggi sono trascorsi alcuni secoli, i minori in fatto di sesso ne sanno (e ne fanno) più dei loro genitori e il richiamo di Berselli a quella vecchia norma serve soltanto per legarla a un nuovo possibile reato di pericolosità sociale.

LA STRADA della soluzione penale, qui come nel caso dell’immigrazione clandestina, è piuttosto scivolosa e apre seri problemi di applicazione pratica. Ma basterebbe una rigorosa applicazione di sanzioni amministrative per ripulire le strade. Le prostitute che le frequentano sono tra le cinquanta e le settantamila. In larga parte sono straniere, rumene e nigeriane. Le prime debbono essere rimpatriate, le seconde espulse. Spesso le extracomunitarie non hanno documenti: in questo senso, la proroga a diciotto mesi del periodo di soggiorno nei nove Centri italiani può essere un discreto deterrente. Agli italiani interessa risolvere il problema alla radice.

 

Sono troppi i quartieri in cui vivere è molto sgradevole a causa dello spettacolo del commercio carnale e delle conseguenze tangibili degli incontri sessuali. Da troppi anni la classe politica ne parla senza risolvere il problema. Le cento contravvenzioni a clienti delle prostitute elevate negli ultimi tre giorni a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, sono l’esempio di un palliativo. La prostituzione non è eliminabile, come avrebbe voluto quel sant’uomo di Don Oreste Benzi. Occorre reprimerne lo sfruttamento e gestirne decentemente l’esercizio.


A PROPOSITO
di sfruttamento, è sorprendente che ieri alcuni parlamentari d’opposizione e di maggioranza abbiano accusato Berselli di prendersela con delle povere ragazze senza colpire gli sfruttatori. Già la legge Merlin punisce lo sfruttamento con la reclusione da due a sei anni e norme più recenti, quando ai vecchi protettori si sono sostituiti criminali dell’Est che schiavizzano le prostitute, hanno elevato la pena da otto a vent’anni.

 

MA PARLARE degli sfruttatori in questo momento significa fare ‘benaltrismo’, significa mandare la palla in angolo per non giocare la partita. E la partita è quella di ripulire le strade. Il Partito democratico con Livia Turco aveva proposto la strada delle cooperative di ragazze. A nostro avviso si può riprendere con realismo e buon senso. Ma intanto si faccia pulizia lì dove proprio le classi sociali più modeste chiedono di intervenire.