{{IMG_SX}}NO, LA PASTA NO. Il carovita dilaga, ma risparmiateci la pasta. E invece aumenta il prezzo e diminuisce il consumo. La dieta mediterranea sta crollando, una mutazione antropologica è in vista; gli italiani disertano la pasta perché lievita il suo prezzo e il loro peso. E invece io vorrei scrivere un elogio degli spaghetti, sulla scia di un memorabile libro di Prezzolini.

Lascio da parte le immagini più commoventi, quella di Totò in Miseria e Nobiltà che si infila gli spaghetti in tasca e danza sul tavolo, quella di Alberto Sordi che davanti agli spaghetti smette di far l’americano, o di Aldo Fabrizi che li divora commosso…e prima di loro Charlie Chaplin che fece due memorabili gag sugli spaghetti in City life e Gold Rush.


Per cominciare, pasta è una delle rare parole che si è conservata pressocchè intatta nei millenni sulle rive del Mediterraneo, perché risale al greco pastè. I maccheroni vengono dal latino, e non quello maccheronico. Anche l’origine di lasagne e tortellini è nel mondo classico. Invece il vocabolo spaghetti è più recente, perché prima si usava la parola vermicelli. Ci sono poi gli ziti, detti così perché erano il piatto tipico dei matrimoni, ovvero della Zita, come dicono al sud. Secondo Prezzolini non è vero che i vermicelli siano stati importati da Marco Polo e dalla Cina. E’ roba nostrana, se la contendono Napoli e Bergamo, per non dire di Bologna, anche se Benedetto Croce propendeva per la Sicilia e Cagliari.


Comunque la pasta è una smentita su tavola della distinzione tra Padania e Terronia: la pasta unifica la nazione e ne disegna i confini. Scriveva Comisso: “Nel suo uso costante e affezionato, la pasta asciutta ci unifica tutti dalle Alpi alla Sicilia”. C’è una ricca letteratura sulla pasta, da Leopardi che canta l’attaccamento dei napoletani ai maccheroni a Lord Byron che nel don Juan celebra i vermicelli italiani. E Goldoni: “la campana annunzia che è l’ora dello scodellare, e tutti accorrono. Maccheroni!”.

Mistico Marotta quando scrive: chi da Napoli sale in paradiso entra “scostando delicatamente una tendina di spaghetti”. I futuristi lanciarono una battaglia sciagurata per annientare la pasta “simbolo passatista di pesantezza e di trionfezza panciuta” scriveva Marinetti.
La guerra al caro pasta ha origini antiche. A Roma, un bando del 10 dicembre del 1592 disciplinava il prezzo della pasta e dieci anni dopo, sorse un decreto pontificio “contra vermicellaros” per frenare i prezzi. Aveva ragione il papa: Dio, pasta e famiglia è un trinomio sacro.